I mazzi standard

Nazione: India

Immagine senza descrizione Le carte in India furono portate quasi sicuramente dai Mongoli che potrebbero averle conosciute dai Selgiuchidi. Questi erano una popolazione di origine turca che dominò larga parte dell'Asia dall'XI secolo.
Furono sgominati dai Mongoli, pastori nomadi di origini centro-asiatiche, che conquistarono larga parte dell'Asia con una guerra che culminò nel saccheggio di Bagdad del 1258. Un indizio di questa discendenza potrebbe essere lo stemma dei Selgiuchidi, la tigre o le tigri con un'unica testa dietro la quale splende il sole, immagine presente ancora oggi nei mazzi di tipo Moghul Ganjifa di un certo pregio.
I Mongoli probabilmente portarono le carte da gioco in India quando occuparono questa nazione, sotto i regni di Tamerlano e Mahmud dal 1398 al 1413, o successivamente con il dominio della dinastia Moghul, stirpe che dominò queste terre fino alla metà del XVIII secolo. Un'altra ipotesi è che le carte siano state portate in India dai turcomanni, quando questi invasero il Deccan verso la fine del XV secolo. Però le figure nei mazzi tradizionali indiani sono solo due, mentre i Turcomanni avevano mazzi con tre figure.

Quel che è certo è che la prima notizia documentata di carte da gioco in India risale al 1527, quando Fehir-ed-din Mohammed detto Bâbur o Baber il Moghul (mongolo) conquistò il nord della regione e registrò nei suoi diari di aver fatto dono di un mazzo di carte allo shah Hasan di Tatta, in quello che oggi è il Pakistan [^Mann1].

In India oggi i mazzi tradizionali vengono ancora usati in zone molto limitate; il mazzo Inglese o Internazionale è l'unico mazzo che tutti conoscono, portato dagli inglesi di cui l'India fu una colonia per quasi un secolo.

Le carte da gioco tradizionali indiane sono generalmente rotonde, ma si conoscono anche mazzi rettangolari o quadrati. La loro produzione è ancora oggi artigianale. Vengono dipinte a mano su vari materiali: su strati di stracci per quelle più a buon mercato, su cartoncino coperto con diversi strati protettivi di resine o lacca quelle più artistiche e preziose. In passato per le corti dei nobili le carte furono anche incise su avorio, madreperla, rame o argento. Spesso hanno scatole dipinte a colori vivaci, solitamente con scene di ispirazione religiosa.

Per le carte più a buon mercato si parte da pezze di stoffa o stracci che vengono incollati tra di loro e irrigiditi con gesso, controllando che il tutto abbia uno spessore omogeneo. Sulla superficie così ottenuta viene stesa una vernice di colore marrone ottenuta dai semi di tamarindo. Il tutto viene poi trattato con ossidi di calcio e strofinato con una pietra fino ad ottenere una superficie il più possibile levigata.
Poi, con l'aiuto di una forma campione o con un cilindro di ferro cavo, vengono ritagliate tante rondelle uguali su cui vengono messi i colori degli sfondi. Questo lavoro preparatorio viene di solito eseguito dalle donne.

Immagine senza descrizione Per ultimo l'artigiano (chitari o chitrakar. pittore) The playing cards of India, von Leyden, pag. 3 × esegue i disegni delle figure, mentre gli apprendisti, di solito i figli dell'artista, disegnano le carte numerali. Per facilitare il disegno delle figure spesso l'artigiano usa un modello (charba) di cui ha "punteggiato" con uno spillo il disegno: questo permette di avere una sagoma di base da colorare The playing cards of India, von Leyden, pag. 4 × .
La fattura artigianale rende le carte delicate e poco resistenti allo sfregamento che è notevole, visto che in India si gioca quasi sempre per terra. Per rendere le carte meno soggette all'usura come superficie di gioco si stende di solito un lenzuolo o un pezzo di stoffa The playing cards of India, von Leyden, pag. 37 × .

In alcuni mazzi sono inserite carte con disegnati fiori che hanno un numero di petali che va da 8 a 12. Rifacendoci a carte extra inserite in altri mazzi standard, come le Bergamasche in Italia, possiamo ipotizzare che servano per tenere il conteggio dei punti o delle partite vinte.

Il primo tentativo di stampare carte a semi locali sembra sia stato fatto a Poona nel 1940 circa, dalla Chitrashala Press IPCS Journal 30-4 pag. 166, ma non ebbe successo commerciale.
I pochi giocatori rimasti fedeli alle carte tradizionali preferiscono ancora quelle dipinte a mano, anche se il prezzo di quelle a produzione industriale è notevolmente inferiore.

I mazzi sono tradizionalmente di due qualità.

Quelli di categoria superiore sono detti durbar o darbar kalam (stile di corte, a sinistra). Il disegno dei semi è dettagliato e le figure, spesso montate su veicoli o animali, sono accompagnate da altre persone.

I bazaar kalam (stile popolare, da mercato, a destra) sono di qualità inferiore. Hanno disegni più rozzi, ridotti ai tratti essenziali sino a tralasciare alcuni degli attributi tradizionali e a rendere i semi difficilmente identificabili. Le carte con le figure hanno uno o al massimo due personaggi, spesso uguali nei vari semi.

Quasi tutti i mazzi indiani si rifanno alla tradizione religiosa induista, sia nei semi che nei simboli raffigurati.

Sono composti da due figure e 10 numerali per seme e hanno il colore dello sfondo che cambia da regione a regione, come possono variare anche i disegni o i semi usati.

I mazzi usati in India possono avere 8 semi (atharangi, 8 colori), 10 (dasarangi), 12 (bararangi), 14 (chaudarangi), 16 (sholarangi) o più fino ad arrivare ad un massimo di 24 semi diversi.

Finché esistono giocatori che ne fanno uso e artigiani in grado di trasmettere ai loro apprendisti i simboli, i disegni e i colori della tradizione il mazzo utilizzato in una determinata zona rimane stabile nel tempo, sia nei colori che nelle rappresentazioni.
Quando invece i mazzi non vengono più usati per il gioco il disegno viene snaturato: variano i colori dello sfondo, i semi perdono il loro aspetto consueto e le figure smarriscono le loro caratteristiche peculiari.
Tanto i turisti, che sono rimasti gli unici acquirenti, non se ne accorgeranno mai.
Rudolf von Leyden nel suo libro sulle carte da gioco in India 1 afferma che, già alla fine degli anni '70 del secolo scorso, la produzione di carte era soprattutto destinata ai collezionisti e ai turisti, essendo ormai in via di estinzione i giocatori, tutti di età avanzata.

Ulteriori notizie e riproduzioni di mazzi indiani li potete trovare sul sito web di Andrea Pollett a_pollett.tripod.com/indice.htm.
Notizie sui relativi giochi sono disponibili nel sito web di John McLeod www.pagat.com.

Oggi in India vengono prodotti anche mazzi a stampa, sia con le figure del mazzo Inglese o Internazionale che di fantasia.
Vengono anche prodotti mazzi tradizionali indiani, come il Moghul Ganjifa e il Dashavatara Ganjifa, stampati su carta, con disegni molto meno naif di quelli che si possono trovare sui mazzi tradizionali.
Questo , ad esempio, è un mazzo con indici e semi internazionali, che porta riprodotti su ogni carta i disegni dei mazzi tradizionali indiani. È stato stampato per l'hotel Lake Palace a Udaipur, un albergo della catena Tai.

Le carte da gioco in India sono dette Ganjifa, Ganjifah, Ganjappa o Ganjpa nei vari dialetti, un nome molto simile a quello con cui vengono o venivano chiamate anche in Turchia, Persia, Georgia, come menzionato nel capitolo dedicato alla Storia.

Tra i collezionisti si è discusso 2 su quali siano i mazzi indiani standard e quali non debbano essere ritenuti tali. La questione è complicata dal fatto che alcuni mazzi sono scomparsi da anni e poi vengono riscoperti, oppure ne nascono di nuovi usando antichi simboli, nuovi semi vengono introdotti in mazzi tradizionali e così via. Per questo motivo in questo capitolo elenchiamo tutti i mazzi di cui siamo a conoscenza, senza fare distinzioni tra mazzi standard e non.

Dato il carattere artigianale della produzione e la reperibilità spesso solo locale non è chiaro quali mazzi siano ancora prodotti. Probabilmente tutti questi mazzi sono scomparsi o a forte rischio di estinzione.

Alcune delle notizie citate le abbiamo apprese da "Ganjifa, The playing cards of India" di Rudolf von Leyden, un testo fondamentale per lo studio dei mazzi di questa nazione.

Oltre ai mazzi di carte con semi tipici dell'India, vengono prodotti artigianalmente anche mazzi di carte a semi francesi, con la particolarità di avere il seme di cuori sempre disegnato capovolto.
Sono prodotte dal XIX secolo e dipinte a mano, sia in formato rotondo che rettangolare.

Oltre ai mazzi standard vengono dipinti anche mazzi a figure erotiche × , più o meno ispirate ai famosi bassorilievi dei templi indiani o alle illustrazioni dal Kamasutra, anche dipinte su supporti non usuali come le foglie di palma × e in formato inconsueto. Di solito questi mazzi hanno semi francesi, con i cuori rovesciati all'uso indiano, e indici internazionali. I disegni non sono molto raffinati e sono spesso uguali in tutti i semi × .



  1. Ganjifa, The playing cards of India, 1982, pag. 4 ↩︎

  2. IPCS Newsletter, n. 72, maggio 1993 ↩︎


Tipologie


TipoSemiCarte
Ashta Dikapala96
Ashtamala96
Dasa Mahavidya120
Dasavatara120, 144, 192, 240, 288, 384
Ganjappa144
Mazzi Chadvariabile
Mazzi indiani a semi francesifrancesi36, 52
Moghul Ganjifa96, 120, 144
Naqsh36, 40, 48, 84, 96
Navagraha108
Ramayana96, 120
Tippo96


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Italiano Indiano
Carte da gioco Ganjifa, ganjafeh o ganjpa
Carta singola Chada (Mysore), patra, patrika o warak
Mazzo di carte Petika (Mysore) o thoka (Orissa)
Seme Chinha, jati (casta) o rang (colore)
Re Badsha, mir, nrupa (sanscrito), shah o padishah
Figura bassa Wazir (ministro o consigliere), mantri (hindi) o pradham (sanscrito)
Donna Bibi o rani
Moghul o mughal ganjifa Athrangi sara (Orissa) o changkanchan (Maharashtra)

A causa dei molti dialetti e della trascrizione dal diverso alfabeto è possibile trovare vari nomi