Italia
  

Mazzo Carte Figure Onori Semi
Bergamasche 40 Speculari   Italiani
Bresciane 52 Intere   Italiani
Primiera Bolognese 40 Speculari   Italiani
Trentine 36/40/52 Intere   Italiani
Trevisane o Veneziane 40/52 Intere*/Speculari   Italiani
Triestine 40/52 Speculari   Italiani
Napoletane 40 Intere   Spagnoli
Piacentine 40 Intere*/Speculari   Spagnoli
Romagnole 40 Intere   Spagnoli
Sarde 40 Intere   Spagnoli
Siciliane 40 Intere   Spagnoli
Viterbesi * 40 Intere   Spagnoli
Genovesi 36/40/52 Speculari   Francesi
Lombarde o Milanesi arcaiche * 40/52 Intere/Speculari   Francesi
Lombarde o milanesi 40/52 Speculari   Francesi
Nuoresi * 40 Speculari   Francesi
Piemontesi 36/40/52 Speculari   Francesi
Toscane grandi 40/52 Intere   Francesi
Toscane piccole * 40/52 Intere   Francesi
Salisburghesi 40 (1) Intere   Tedeschi
Tarocco Bolognese 62 Intere*/Speculari Interi*/Speculari Italiani
Tarocco di Marsiglia - sottotipo Italiano * 54/78 Intere Interi Italiani
Tarocchino Milanese o Lombardo * 78 Intere Interi Italiani
Tarocco Piemontese arcaico * 78 Intere Interi Italiani
Tarocco Piemontese intermedio * 78 Intere Interi Italiani
Tarocco Piemontese 54/78 Intere*/Speculari Interi*/Speculari Italiani
Tarocco Piemontese disegno Della Rocca * 78 Speculari Speculari Italiani
Minchiate * 97 Intere Interi Italiani
Tarocco siciliano 63*/64 Intere Interi Portoghesi
Cuccu 38*/40 Intere Senza semi
(1)  In Austria sono usati mazzi da 24 e 36 carte

* I nomi dei mazzi non più in uso sono in corsivo e contrassegnati da un asterisco.

 
In Italia i semi latini sono chiamati ori (dallo spagnolo oros) o denari (dal francese denièrs), coppe, bastoni e spade e i semi francesi cuori, quadri, fiori e picche. 
In tutti i mazzi le figure sono il fante e il re: la figura intermedia è la donna per i semi francesi e il cavallo per quelli latini. I tarocchi e le minchiate hanno entrambe queste figure. 
La donna, nel mazzo di carte Milanesi o Lombarde con indici, porta la scritta "ReginaMasenghini - <1972, ma i giocatori la chiamano "donna". 

Parini Vanoni & C. S. A. - S. A. P. V.

Il joker, è chiamato comunemente jolly o, con termine più italico, matta. 

In un mazzo da pocher (sic!) di Piatnik con bollo del 1928 quando il regime fascista proibiva l'utilizzo di termini stranieri, l'ho trovato chiamato pagliaccetto (con "joker" scritto tra parentesi altrimenti nessuno avrebbe capito di cosa si trattava). 

Evidentemente anche le scritte sulle carte erano controllate dal cosiddetto MinCulPop (Ministero della Cultura Popolare) o da un altro ente preposto alla purezza dell'italico idioma. Non è chiaro cosa possano essere i "doppi angoli rotondi grevi" citati sulla confezione riprodotta a sinistra. 

Nel dubbio sul comportamento più adeguato la Masenghini in un suo mazzo del 1941 (con i semi fiori e picche "abbelliti") ha dato al joker il nome della maschera che vi è raffigurata. 

Inglese standard (fiori picche variati) - Masenghini di R. Lombardini 1941
 
Sempre a proposito della salvaguardia dell'italiano, ho trovato confezioni  stampate nel periodo fascista dove il bridge è diventato Ponte, traduzione letterale del termine usato nella "perfida Albione" (come era definita allora la Gran Bretagna). 

Quelli illustrati sono due mazzi della Dal Negro: quello a sinistra con bollo del 1938 porta appunto la scritta "ponte", mentre quello a destra, con bollo del 1947, porta la scritta "brigge". Evidentemente la lunga astinenza dall'uso del termine inglese aveva fatto dimenticare il termine corretto. 

Un altro mazzo dello stesso fabbricante (1939, ultimo a destra) porta i termini inglesi, contando forse sulla disattenzione della censura ministeriale. 

 

Su una scatola marchio Morreale 194x il poker diventava invece Pokerino, visto anche il formato mignon delle carte. Evidentemente il fabbricante non sapeva come tradurre il termine (sul vocabolario aveva sì trovato "attizzatoio", ma non aveva osato tradurlo in tal modo) e nel nome aveva lasciato la poco italica K.

 

A causa delle molte dominazioni straniere subite nel corso dei secoli e della frammentazione in molteplici stati fino a tempi relativamente recenti, i mazzi in uso in Italia sono numerosi e vari, sia come disegni che come semi. 
Vengono usati dai giocatori della nostra penisola mazzi standard con semi italiani, spagnoli, portoghesi, francesi e tedeschi, cioè tutti i sistemi occidentali di semi conosciuti, esclusi solo i semi svizzeri.
Sono attualmente in produzione 16 mazzi regionali, 3 mazzi da tarocchi e 1 mazzo per il Cuccu, per un totale di 20. Un numero che rende l'Italia la nazione con più mazzi standard attualmente in vendita, il paradiso del collezionista che voglia fare acquisti. 

Alcuni mazzi sono utilizzati in una zona limitata, mentre altri hanno una diffusione maggiore. Una sezione descrive le zone in cui si usano i vari mazzi regionali. 

Nel 1917, in concomitanza con l'istituzione di un Monopolio di stato per la fabbricazione delle carte da gioco, la direzione generale delle Privative tentò di arrivare a un unico disegno standard per tutta l'Italia. A questo scopo vennero contattati i fabbricanti italiani "per un'intesa circa la riduzione e unificazione dei vari tipi in commercio". Ma questo si scontrava con la consolidata abitudine dei giocatori al mazzo locale, fatto di cui i commercianti erano ben consci. Per questo decisero di continuare la produzione dei i differenti mazzi diffusi in Italia, nonostante la lettera del Monopolio in cui si leggeva che "la riduzione e specializzazione dei tipi è certamente uno dei provvedimenti che più si impongono al nuovo Monopolio" sito Tarot as tarocchi - articolo su Guglielmo Murari.  

I mazzi standard italiani di solito non hanno gli indici, salvo quelli usati nelle Tre Venezie, le carte Sarde e i tarocchi. 
Esistono in commercio anche carte Milanesi o Lombarde con gli indici; sono usate principalmente in Canton Ticino (Svizzera) dove il mazzo è chiamato Tresette dal nome di un diffuso gioco. 

Dal 1862 al 1972 fu apposto il bollo sulle carte da gioco, sull'asso di denari per le carte a semi latini o di cuori per quelle a semi francesi. 
Unici mazzi ad avere il bollo su un'altra carta erano il mazzo Trentine, che lo aveva sul re di denari, e quello delle Salisburghesi usato nell'Alto Adige, dove veniva apposto sull'otto di campanelli. Questo perché il Trentino-Alto Adige non era parte dell'Italia ma dell'Austria nel 1862, quando fu promulgata la legge istitutiva del bollo per il Regno d'Italia. Nel 1918 queste regioni passarono all'Italia, ma i bolli su questi due mazzi restarono dov'erano. 
Il tarocco Siciliano non aveva l'asso di denari e questa carta fu obbligatoriamente introdotta nel mazzo solo per potervi apporre il bollo, ma quasi mai è usata per il gioco. 
In un altro capitolo è possibile trovare notizie sui bolli italiani, con le date di utilizzo. 

 

Escludendo i mazzi da tarocchi, sono sei i mazzi con semi italiani attualmente in vendita: 

Primiera Bolognese IPCS ex I-2da 40 carte a figure in origine intere, divenute speculari dal 1770 circa. È un mazzo antico sicuramente esistente prima del 1588, quando ad Achille Pinamonti fu concesso dalle autorità papali il diritto di raccogliere tributi sulle carte da gioco. Nel documento che gli conferisce tale incarico si parla infatti di una tassa da 10 soldi per i mazzi di tarocchi e della metà per le carte da Primiera www.tarocchinobolognese.it - I primi stampatori.

     Primiera bolognese n. 16 - Viassone Primiera bolognese n. 16 - Viassone

In questo mazzo i semi hanno un disegno caratteristico e tutte le carte sono esattamente speculari, salvo l'asso di denari che ha la decorazione di foglie solo in alto. 
Nell'asso la spada è insolitamente ricurva, con due teste da rapace o drago sulle punte, disegno già noto in mazzi del 17° secolo Sylvia Mann - All cards on the table pag. 22

Nei numerali le spade hanno doppia punta, escluso nel due, e nelle carte con valore dispari la spada centrale assomiglia ad un bastone, con impugnatura ad entrambe le estremità. 

Anche le figure hanno peculiarità che differenziano questo mazzo dagli altri. 
Il fante di denari e il re di coppe hanno disegnato quattro semi, mentre il re di denari ne ha addirittura sei. 

 

Primiera bolognese n. 16 - Viassone Primiera bolognese n. 16 - Viassone

Le figure ed i numerali sono identici a quelli del Tarocco Bolognese, salvo il re di coppe che ha quattro semi, mentre nel tarocco ne ha sei. Alcune figure hanno baffi e/o barba in uno soltanto dei due mazzi e nella Primiera la corona del re di coppe ha perso la calotta centrale, mentre il fante di bastoni ha una corona che gli manca nelle carte da Tarocco
Il re di coppe, il cui volto è molto più simile alla donna del tarocco Bolognese piuttosto che al relativo re, presenta uno strano disegno del seme che copre il braccio destro. 

Il disegno di questo mazzo non sembra derivare da quello di altri mazzi a semi latini. Evidentemente la Primiera Bolognese e il corrispondente tarocco si sono evoluti per loro conto, restando probabilmente fedeli a un antico disegno. 
Il mazzo a figura intera aveva i fanti di coppe e denari di sesso femminile, un cane e una lepre sull'asso di denari, figure note già in mazzi del 1470, e due cicogne sull'asso di coppe, anche queste note in mazzi del 15° secolo. Anche nel mazzo a figure intere l'asso di spade presentava la spada con la strana curvatura e la testa di rapace o di drago in punta. 
Oggi queste carte sono sempre meno conosciute: a quanto ne so alla fine anni '80 erano usate, solo dagli anziani, a Cento e in pochi paesi limitrofi. 

Un bel mazzo stampato a Brescia è nella collezione di Andrea Piovesan Primiera bolognese - Accurata fabbrica Giuseppe Cassini ; in questo mazzo anche l'asso di denari ha un disegno speculare, con l'aggiunta del nome del fabbricante.


Gli altri mazzi a semi italiani hanno molte caratteristiche in comune, avendo tutti come antenate le carte Trevisane o Veneziane come sono state chiamate in passato. Si usano nei territori che erano sotto il dominio della repubblica di Venezia. 
In questi mazzi i semi nelle carte numerali sono dipinti con i colori primari, rosso, giallo e blu, ma cambia la disposizione dei colori nei vari mazzi, come si vede in questa tavola riepilogativa dei semi latini delle carte regionali italiane. 

Le carte Triestine, essendosi evolute dalle Trevisane in epoca molto recente, sono quelle che più hanno mantenuto la disposizione dei colori del mazzo originale, mentre gli altri mazzi hanno avuto più tempo a disposizione per diversificarsi nella colorazione. 
Bergamasche
e Bresciane si differenziano dalle carte in uso nelle Tre Venezie per avere i bastoni a disegno speculare, mentre in Trevisane, Trentine moderne e Triestine le due estremità del bastone hanno disegni lievemente differenti, anche se non sempre i fabbricanti rispettano questa caratteristica. 
Inoltre nei mazzi lombardi nel tre di spade il seme centrale attraversa una corona, e nel due di denari appare una decorazione floreale a S intorno ai due semi. Queste caratteristiche si riscontrano anche nelle carte Trentine fino alla metà del secolo scorso, da cui i due mazzi emigrati in Lombardia derivano, ma sono scomparse nelle carte attualmente in vendita. 

 

Bergamasche - Morreale Bergamasche - Morreale

Bergamasche IPCS ex I-1.1211 da 40 carte a figure speculari; deriva dal mazzo Trentine direttamente o passando dal disegno delle carte Bresciane

Carte caratteristiche sono l'asso di bastoni, sorretto da una mano e con il motto "Vincerai" sul cartiglio e il fante di spade con due spade. Di quella tenuta a sinistra, essendo un mazzo a figure speculari si vede solo l'estremità dell'elsa. 

È l'unico mazzo italiano a figure speculari che ha la corona nel 3 di spade. 

Alcuni produttori inseriscono nella confezione 4 carte extra, due otto e due dieci di denari oppure con i numeri da 1 a 10. 
Queste carte vengono usate per segnare i punteggi durante il gioco. 

Bergamasche n. 76 - Modiano S.p.A.         Bergamasche n. 54 - Masenghini
     

In alcuni paesi i giocatori danno alle carte un nome, naturalmente nel loro dialetto.  

L'asso di denari viene chiamato "bözla", termine di cui non siamo riusciti a trovare la traduzione. 

L'asso di coppe è il "bócia" (ragazzo) o "pisa lòbia" o "pisì" perché sembra che l'amorino raffigurato stia facendo pipì da un loggiato (lòbia), usanza abbastanza diffusa nottetempo quando le abitazioni non erano dotate di servizi interni. 

Per il loro disegno l'asso di bastoni è il pene e il due di spade la vagina, identificati dai rispettivi termini dialettali. 

Il quattro di spade, per il disegno di donna all'interno, è detto "Margì", nome della moglie di Gioppino, la più famosa maschera bergamasca. 

 

Bergamasche - carte da gioco in seriplast - Italcards srl.

Negli anni 70-80 del secolo scorso Italcards ha stampato un suo disegno delle carte bergamasche (a sinistra) tentando di rinnovare il look del mazzo tradizionale (a destra) senza snaturarne le caratteristiche. 
I giocatori non hanno apprezzato la novità e il nuovo disegno è stato dimenticato.

Bergamasche - Morreale

 

Bresciane IPCS ex I-1.121 a figure intere deriva dal mazzo Trentine. È venduto quasi solo in confezioni da 52 carte per giocare a Cìcera, la variante bresciana a 52 carte della Scopa. 

Bresciane - Stabilimento Grafico Morreale - 25/9/1945 - Dal 22 luglio 1945 il bollo dovrebbe essere di lire 20 con la scritta REGNO D'ITALIABresciane - Stabilimento Grafico Morreale - 25/9/1945 - Dal 22 luglio 1945 il bollo dovrebbe essere di lire 20 con la scritta REGNO D'ITALIA

Carte caratteristiche che distinguono questo mazzo sono il fante di coppe con un cane ai suoi piedi e il re di bastoni che ha in basso un cerchio, dove era apposto il bollo fino al 1862. 
Il due di spade porta al suo interno bandiere e stemma per rendere meglio riconoscibile questa carta, in dialetto detta "figa de fèr" o "felépa sènsa péi" (vagina di ferro/senza peli) per il suo disegno o anche "la mata" in alcuni giochi. Per contrapposizione il due di bastoni è "figa de lègn" (vagina di legno). 
In dialetto "la mata" significa la pazza, ma in questo caso il termine deriva dallo spagnolo "mata", che indica una carta con un valore particolare. 
Infatti il due di spade è una carta che funziona da joker nel gioco del Sette e mezzo e vale un punto nella Cìcera
Il fante di coppe, per il cane che sta ai suoi piedi, è detto "fant cagnì" (fante cagnolino) "fant gòp" (fante gobbo, per il mantello che gli disegna una gobba sulla schiena) o anche "san Ròch" (san Rocco) perché nell'iconografia classica questo santo viene sempre raffigurato con un cane ai suoi piedi.
Il due di denari rappresenta, secondo i giocatori, "i bale de l'orso" (i testicoli dell'orso) o "i bale de fra Giöle" (le bugie o i testicoli di frate Giulio. Quest'ultima frase in dialetto si usa per affermare perentoriamente che un affermazione è una panzana). 

Carte italiane sopraffine - Tipo Brescia - Faustino Solesio - 1914÷1917 - Bollo irregolare su carta tagliata da ispettori finanze Carte italiane sopraffine - Tipo Brescia - Faustino Solesio - 1914÷1917 - Bollo irregolare su carta tagliata da ispettori finanze

 

Bresciane - carte da gioco in seriplast - Italcards srl.

Negli anni 70 del secolo scorso Italcards ha stampato un mazzo da 40 carte (a sinistra), diverso nella confezione e nel disegno rispetto al mazzo da 52 carte (a destra)  della stessa ditta, più tradizionale nei disegni. 

Come al solito il mazzo con i disegni meno tradizionali non ha avuto successo commerciale. 

Bresciane Lusso - Italcards

In questo mazzo Bresciane - Edoardo Pignalosa, riproduzione di un foglio non ancora ritagliato, si possono vedere disegni e decorazioni presenti su molte delle carte numerali. 
Due esemplari della ditta Cassini sono nella collezione Gustavo Orlando Zon, uno in formato normale Bresciane - Giuseppe Cassini & C. - aprile 1926 e l'altro in formato piccolo, per ragazzi Cartine da gioco per ragazzi - Giuseppe Cassini.

Come le Trentine ha i doppi semi sui fanti di bastoni e spade.

 
Nelle carte Bresciane la spada verso terra 
sembra più un fodero e quella tenuta 
in mano è sprovvista di elsa.

 

Le carte Trentine hanno fanti e 
cavalli con i capelli di due 
o tre colori ben evidenziati. 

 

Trentine IPCS sheet 37 (ex I-1.12) da 36, 40 e 52 carte a figure intere; deriva dal mazzo di carte Trevisane
Prodotto dal 16° secolo, un esemplare di quell'epoca è custodito presso la Bodleian Library a Oxford, è probabilmente il più antico mazzo italiano ancora stampato con i disegni originari, anche se nel corso degli anni qualche piccola variazione c'è stata. Infatti verso il 1940 il disegno del mazzo è stato semplificato; sono sparite le decorazioni sulle scartine, la corona sul tre di spade e la decorazione a S sul due di denari. I bastoni si sono ingrossati, le spade hanno perso la punta e le coppe sono ora chiuse in alto. 
In precedenza IPCS Journal XXIV-3 pag. 85 i semi erano molto più simili a quelli delle Bergamasche e Bresciane mentre oggi, pur se con diversa colorazione, il disegno dei numerali è quello delle carte Triestine

Trentine - Masenghini - 1960

Carte caratteristiche sono i fanti con due semi, escluso quello di coppe, e il re di denari con il nome del fabbricante e un cerchio bianco tra le gambe, dove era apposto il bollo fino al 1972. 
Il mazzo da 36 carte, oggi non più stampato, aveva una composizione atipica, con le figure e i numerali dall'asso al 6  IPCS sheet 37. Probabilmente questa strana sequenza dei numerali era necessaria per un gioco locale. 
Era l'unico mazzo italiano, insieme a quello delle Salisburghesi, a non avere il bollo sull'asso di denari, in quanto nel 1862, quando fu emanata la legge che imponeva il contrassegno del pagamento della tassa su questa carta, la provincia di Trento e quella di Bolzano facevano parte dell'impero austriaco. 
Quando le due province furono annesse all'Italia, nel 1918, il bollo mantenne la posizione che aveva in precedenza. 
Sono conosciuti esemplari di carte Trentine del 19° secolo con bollo austriaco sull'asso di denari mentre lo spazio per il bollo sul re era occupato dal nome del fabbricante Sylvia Mann - All cards on the table n. 2 - G. Bertoldi 1882÷1899 e mazzi dell'inizio 19° secolo stampati a Rovereto con i motti delle carte Trevisane sugli assi. 
L'asso di denari è detto "Bambine", probabilmente per la figura femminile che vi appare, e quello di coppe "Giangi nut" (nudo arrabbiato in dialetto locale)

Trentine - Masenghini - 1960

 
Trevisane IPCS sheet 35 (ex I-1.1) da 40 e 52 carte, a figure intere fino alla metà del 19° secolo e speculari dal 1830 circa. 
In passato venivano chiamate Veneziane, ma oggi sulle confezioni la scritta dice Trevigiane o Trevisane; solo pochi fabbricanti le chiamano Venete
.  

Prima del 1862 il bollo era sul re di bastoni. 

Trevisane - Annibale Cassini Salvotti 185x - retro rivoltinato Trevisane - Francesca Rind - S. Zanco 189x Trevisane n. 23 - A. Viassone Trevisane (Bolognatto 1870÷1890) - ristampa Modiano s.p.a. - 199x La nazionale di G. Portigiani & C. - 1912 - retro rivoltinato Edoardo Pignalosa (1933 ? - 1979) Foglio non tagliato
Dopo questa data lo spazio riservato al bollo  è stato riempito con lo stemma di Treviso o di Udine da uno stampatore di quella città. Altri mazzi hanno lo stemma dei Savoia.  Raramente lo spazio per il bollo è stato eliminato.

Sul 4 di denari, nei mazzi anteriori al 1945, appare quasi sempre lo stemma dei Savoia. In internet abbiamo trovato un mazzo con bollo del 1940 in cui lo stemma ha sui lati due fasci sito internet Tarot as tarocchi - Carte da gioco Dal Negro S-Z .  

Gli assi della carte Trevisane hanno scritte varie, la prima citata è quella usata attualmente, quelle a destra sono varianti meno comuni: 

denari

Non val saper a chi ha fortuna contra/contro

Trevisane - Annibale Cassini Salvotti 189x

La va da galeotto a marinaro - Assai denari richise - Il mattino ha l'oro in bocca (Carta Mundi)

coppe

Per un punto Martin perse la capa/cappa

Chi coppe haverà denari troverà - Chi parla assai, falla spesso - W noi

bastoni

Se ti perdi tuo danno

Val più un'oncia di fortuna che una libbra di sapienza

spade

Non ti fidar di me se il cor ti manca

Chi ben gioca di spade vincer suole - Non far castelli in aria Chi vince gode

Ho un mazzo del 1953 in cui il produttore ha variato i disegni e le scritte, che sono per l'asso bastoni "Meglio è dare che ricevere" e per quello di spade "Se il cuor ti manca di me diffida" Migliarese - 1953 - bollo da lire 200 in quanto è un mazzo in plastica, considerato perciò di lusso . 

Oltre a queste scritte, carta caratteristica di questo disegno è il fante di spade, che raffigura un boia e ha una testa mozzata nella mano sinistra e uno spadone nella destra. 
Alcuni produttori inseriscono nei mazzi anche due carte dette La Matta con raffigurato un giullare , ma non conosciamo giochi che ne richiedano l'utilizzo. 
Durante i secoli nel disegno di questo mazzo sono sopravvenute alcune variazioni. Per esempio un mazzo, datato 1462 e conservato presso il museo H. Fournier a Vitoria-Gasteiz, ha una corona su tutti i numerali di spade. 
Un foglio non ancora tagliato (a destra), stampato su carta molto leggera, porta il leone di Venezia sull'asso e quattro di denari e lo stemma di Marsiglia, sul due di denari e re di bastoni. 
In questo mazzo J. B. Camoin de Levenq Conver - attivo dal 1861 al 1875 circa non esiste lo spazio per il contrassegno della tassazione, lasciando presumere che la sua stampa sia anteriore al 1862; dopo tale data è diventato obbligatorio lasciare lo spazio per il bollo sull'asso di denari. 
È probabilmente l'unico mazzo con una serie di puntini in alto e in basso che permettono di identificare il seme, simili nella funzione alle pintas spagnole. 

Trevisane - J. B. Camoin de Levenq Conver - 186x

All'inizio del 16° secolo dalle carte veneziane derivano i mazzi da Trappola, usati nell'ex impero austro-ungarico e in Germania. Questi mazzi furono gli unici a semi italiani utilizzati fuori dalla nostra penisola. 
La riproduzione di un mazzo di carte venete del 17° secolo è in vendita nei Musei civici veneziani.

 

Triestino da 40 - Successori Armanino - 1947

Triestine IPCS sheet 36 (ex I-1.11) da 40 e 52 carte a figure speculari, prodotto dalla metà del 19° secolo forse da un'idea di Giovanni Battista Marcovich, deriva dal mazzo Trevisane ed è usato nella Venezia Giulia, in Slovenia e in Croazia lungo la costa dalmata. 
Una caratteristica di questo mazzo, divenuta di uso comune verso la fine del 19° secolo, è che le figure hanno il nome nella fascia centrale Triestine da 40 n. 92 - Vindobona Soc. An. - bollo 1942 ribollato 1955

Gli assi portano motti vari, a sinistra quello dei mazzi moderni, a destra le varianti trovate su mazzi meno recenti: 

denari

Son gli amici molto rari quando non si ha denari 
Non val saper a chi ha fortuna contra

 

Oggi val molto di più il denar che la virtù

coppe

Una coppa di buon vin fa coraggio fa mor bin

 

bastoni

Molte volte le giocate van finire a bastonate

 

Avere un bel baston in mane sempre bon

spade

Il gioco della spada a molti non aggrada

 

La spada corregge chi offende la legge

Triestine n. 88 - Modiano - 1954

 

Le carte a semi spagnoli sono un retaggio di tale dominazione nella nostra penisola. 
L'aquila che appare sull'asso di denari in diversi mazzi deriva dal disegno di vecchi mazzi spagnoli, in cui come seme dell'asso di denari veniva raffigurata una moneta con lo stemma di Spagna, retto dall'aquila di san Giovanni. 
Il rapace fu successivamente disegnato fuori dal seme diventando la figura principale nel disegno. Le carte dell'illustrazione risalgono alla metà e fine del 17° secolo e agli inizi del 18°.

Cinque mazzi con semi spagnoli sono stampati ancora oggi in Italia.  

Napoletane IPCS ex S-7.1 da 40 carte a figure intere, derivano dalle Siciliane arcaiche

Le figure sono poste su basi colorate che ne identificano il seme: gialle per i denari, rosse per le coppe, verdi per i bastoni e blu per le spade. 
Questa caratteristica consente, anche con la carta rovesciata in mano, di interpretarla correttamente: se appaiono solo due gambe si tratta di un fante, quattro un cavallo e se c'è il manto la figura è di sicuro un re. Questo si può vedere ancora meglio se si tengono le carte, come spesso si fa in Italia per giocare a briscola o a scopa, in fila verticale e non a ventaglio.

Carte caratteristiche sono l'asso di denari con l'aquila a due teste derivante dalle insegne araldiche del regno di Spagna e il fante di spade, con un ramo in una mano e la spada nell'altra, molto lunga e tenuta con la punta verso il basso; una caratteristica quest'ultima che si riscontra in disegni di antichi mazzi spagnoli come quello di Madrid e quello di Tolosa e Gerona
Inoltre l'asso di spade ha un disegno particolare e il 5 dello stesso seme una vignetta.

Guglielmo Murari - bollo 1916÷1922Guglielmo Murari - bollo 1916÷1922

Guglielmo Murari - bollo 1916÷1922

A proposito della vignetta sul 5 di spade: quasi tutti i fabbricanti portano due uomini, di cui uno sembra suonare un piffero, con un animale, probabilmente una volpe.

Pignalosa invece ha una pittrice al lavoro in un  prato mentre Viassone ha una bimba che insegue le farfalle, armata di rete per la cattura dei colorati lepidotteri.

Degli inizi del 20° secolo un mazzo di Murari con figure speculari di cui purtroppo non siamo riusciti a trovare una riproduzione. 

Sempre di Murari un'interessante variante del 5 di spade, senza vignetta e con un'inusuale disposizione dei semi, ci è stata segnalata da Marco Trinei Guglielmo Murari - Napoletane - 1911 .

Tipo napoletano - Marca Aquila - E. Pignalosa 1958 Napoletane n. 5 - Viassone 197x

Grazie a Marco Trinei che ci segnala di aver scovato in internet due interessantissimi mazzi di Napoletane a figure speculari, uno di Grimaud B. P. Grimaud - Napoletane figure speculari - fine 19°-inizio 20° secolo e l'altro di Murari Guglielmo Murari - Napoletane speculari - 1898 .

Nel tre di bastoni i semi sono legati da un mascherone e quelli del tre di spade da un nastro, che nei mazzi più antichi era uno stemma con l'aquila a due teste Carte 19° sec. ristampa Solleone 197x
I fanti hanno un aspetto molto femminile; questa caratteristica è più marcata in alcuni disegni Edoardo Pignalosa (1933 ? - 1979) - Foglio non tagliato di carte per bambini. Nella zona di Napoli i giocatori li chiamano appunto "donne". 

Napoletane n° 97 - S. D. Modiano - 1938

Con il passaggio dal regno alla repubblica il disegno della Modiano si è adeguato, eliminando lo stemma dei Savoia. 
Nel 1938 (a sinistra) era sul 4 di denari, sulla gualdrappa del cavallo di bastoni e sulla scatola. Nei mazzi più recenti è stato sostituito dallo stemma di Trieste ed è sparito da gualdrappa e scatola.

Napoletane n. 97/25 - Modiano 197x

 
   In internet ci sono immagini di mazzi della Vannini con la scritta "Napoletane-Baresi" e della Masenghini con "Carte da gioco sistema Francese Barese". 
La stessa scritta su un mazzo di Raffaele Pignalosa.

Dalle fonti di internet da cui abbiamo preso le riproduzioni non è chiaro in che anni veniva adottata questa dicitura. 

  
 Napoletane lavabili - Italcards - 197xNapoletane lavabili - Italcards - 197x

Un mazzo della Italcards stampato negli anni '70 presenta diverse variazioni rispetto allo standard delle carte napoletane. 

L'aquila sull'asso di denari ha una sola testa e le figure sono senza le caratteristiche basi colorate che contraddistinguono questo disegno. Il 3 di bastoni non ha il mascherone ma una strana "mongolfiera" e l'asso spade ha un disegno completamente diverso da quello tipico.
Infine troviamo il 5 di spade senza vignetta e tutti i cavalieri che hanno un cappello piumato.  

Napoletane lavabili - Italcards - 197x

  

Piacentine IPCS ex S-1.112 da 40 carte a figure intere fino alla metà del 20° secolo (questo mazzo Piacenza una testa n. 66 - Vindobona - Bollo calendario Empoli 1945 + Ufficio del Registro di Pistoia 1956 fu ribollato nel dicembre 1955 e di Masenghini è noto un mazzo con bollo 1949 Tarot as tarocchi - Carte da gioco Masenghini N-Z.htm) e speculari dall'inizio dello stesso secolo Piacentine - retro rivoltinato - cav. G.mo Murari 1914÷1917

Piacentine - retro rivoltinato - cav. Gug. Murari 27 OTT illeggibile (1883÷1914)        C. Boretti - Mantova - metà 19° secolo - retro rivoltinato

È l'unico mazzo standard a semi spagnoli con figure speculari che ha soppiantato definitivamente quello a figure intere. 
In Spagna anche le Castigliane dal 1968 vengono stampate a figure capovolgibili, ma non sembrano riscuotere molto successo presso i giocatori. 
Il disegno Sylvia Mann - All cards on the table n. 49 - "Al Soldato" 2° metà 18° secolo, derivato dal mazzo Franco-Spagnolo Arcaico, nacque quando Ferdinando VI di Spagna era anche duca di Piacenza (1746-1759). 
Poi, nella prima metà del 19° secolo, le figure variarono Sylvia Mann - All cards on the table n. 50 - Germano Natali - 183x fino ad arrivare al disegno attuale, a figura intera Piacentine - S. A. Beghi - ott. 1930 - pubblicità brodo Liebig Carte da gioco - colore inalterabile - Prima qualità - Johann Peter Bürgers - 190x o speculare Piacentine - Giuseppe Cassini 1941
Esiste anche una variante del disegno, sia a figura intera che speculare Piacentine Plastificate telate N°. 109 - Pubblicità Pirelli Rolle - Dal Negro - 1961 e Piacenza - Una testa - n. 66 (con etichetta DUE TESTE) - Vindobona - 1945 ribollato 1947, in cui il re di bastoni non è di profilo. 
Lo stemma bianco e rosso posto sul quattro di denari era quello di Piacenza (carta in alto a sinistra), anche se alcuni produttori mettono lo stemma della loro città (nell'illustrazione si riconoscono Milano, Mantova, Brescia e Trieste; il secondo sembra quello Savoia anche se la corona non corrisponde), il marchio del fabbricante o nessuno stemma. 

Guglielmo Murari - bollo 1916÷1922        Piacenza una testa n. 66 - Vindobona - Bollo 1945 + Ufficio del Registro di Pistoia 1956

Nel Lombardo Veneto il bollo era apposto sul quattro di denari, come si vede in questa riproduzione di un mazzo Lattanzio Lamperti - 184x - ristampa Modiano - 1998 che reca il bollo in uso tra il 1857 e il 1859. I disegni dei cavalli e altri particolari si discostano dallo standard. 
Il mazzo è stato realizzato poco prima del passaggio della Lombardia ai Savoia da un fabbricante evidentemente filo sabaudo. Infatti il bollo austriaco è posto tra bandiere tricolori e il ritratto di Vittorio Emanuele II è sull'asso di denari. 
Sempre in questo seme si notano il biscione visconteo e la corona ferrea sul due e un volto con la fronte cinta da una corona d'alloro sul cinque. Il re di bastoni ha sotto la mano sinistra lo stemma di Milano. 
Carte caratteristiche delle Piacentine sono i denari, spesso con una faccia sorridente disegnata nel centro, e l'asso di questo seme, con la grande aquila dalla testa coronata presa dallo stemma di Spagna, che si trova però anche in alcuni vecchi mazzi di Romagnole e nelle Viterbesi. Sull'asso di spade c'è un putto alato che regge il seme. Irrispettosamente l'aquila sull'asso di denari è detta "pita" (gallina) dai giocatori. 
Un mazzo Italiane tipo Bologna n° 85 - B. P. Grimaud stampato in Francia ha l'asso di spade senza questa figura e mancano anche le decorazioni sul 5 di spade. 

I mazzi di carte Romagnole e Viterbesi si sono evoluti dalle Piacentine e, nei mazzi meno recenti, è possibile avere problemi nel distinguere i disegni. Soprattutto agli inizi, le loro caratteristiche non sempre furono ben definite. 
È sufficiente, di norma, controllare i re di coppe e denari: 

    con ascia con scettro     con ascia con ascia    con scettro con scettro     

Guglielmo Murari - bollo 1916÷1922

Edoardo Pignalosa - bollo R.S.I. 1943÷1945 cav. Guglielmo Murari - Luglio 1922
Piacentine Romagnole Viterbesi

Romagnole IPCS ex S-1.1121 da 40 carte a figure intere, prodotto dagli inizi del 19° secolo, deriva dal mazzo Piacentine di poco più antico e nei primi tempi ne mantenne il disegno dell'aquila sull'asso di denari. 

Edoardo Pignalosa - bollo R.S.I. 1943÷1945

Il bollo, quando la Romagna dipendeva dallo stato pontificio, era sul 4 di denari e di spade Sylvia Mann - All cards on the table n. 53 - 182x

Carte caratteristiche sono l'asso di denari, attualmente senz'altro disegno che un fregio poiché il bollo sostituiva il seme di denari, i fanti di denari e coppe con i caratteristici pantaloni, e i cappelli piatti di fanti e cavalli, che nei mazzi recenti il fante di spade ha sostituito con un ampio cappello piumato Romagnole n. 68 - S. A. Vindobona - 1942
Questo di Solesio è l'unico mazzo che abbiamo trovato con il seme stampato sull'asso di denari. 
In un mazzo stampato da ASS l'asso porta la scritta "Carte da gioco" e sembra una carta pubblicitaria.
Murari aveva, in due mazzi da lui prodotti, messo una cornice circolare Le carte baresi pag. 102 o un semplice cerchio in un mazzo con disegno più grossolano Le carte baresi pag. 104

Faustino Solesio - 1952

Romagnole plasticate 7333/4 - ASS Altenburg-Stralsunder - Bi-ASS

Nella collezione di Gustavo Orlando Zon c'è un bel mazzo della Cassini in formato piccolo, per ragazzi Cartine da gioco per ragazzi - tipo Romagnolo - Giuseppe Cassini.

Romagnole variate - Faustino Solesio bollo CARTE per L'ESTERO

Ne fu stampata anche una variante, chiamata da Sylvia Mann Romagnole II IPCS ex S-1.112, in cui i due re di coppe e di denari reggono lo scettro invece che l'ascia e in cui il putto che regge l'asso di spade ha il nastro che gli passa dietro e non davanti Sylvia Mann - All cards on the table n. 56 - E. Ambrosi - 1883 e Le carte baresi pag. 106 - G. Murari Le carte baresi pag.110 - G. Murari.

Romagnole variate - Faustino Solesio bollo CARTE per L'ESTERO

 

cav. Guglielmo Murari - Luglio 1922

Viterbesi IPCS ex S-1.1123 da 40 carte a figure intere, deriva dalle Piacentine e dalle Romagnole.  

Fu ideato da Scipio Moscatelli di Viterbo verso la metà del 19° secolo, come tentativo di creare un mazzo standard anche per Roma e il Lazio, dove però si usano ancora oggi le carte Piacentine
Altri produttori furono il barese Guglielmo Murari e la famiglia Pignalosa di Napoli, a quanto ci risulta gli ultimi che stamparono questo disegno fino alla metà del secolo scorso. 

Carte identificative sono l'asso di denari con l'aquila coronata, tipica delle Piacentine, e gli abiti simili a quelli delle Romagnole.
Ma la carta che fa immediatamente riconoscere questo mazzo è il quattro di denari, con la raffigurazione della lupa capitolina che allatta Romolo e Remo. 

 

 

Nel mazzo di Murari l'asso di coppe ha una base tonda, mentre di solito è esagonale nelle Romagnole e Piacentine, il re di coppe ha il seme alla sua destra, nelle Romagnole è a sinistra, e i bastoni sono bicolori, con divisione netta tra un colore e l'altro. 

A destra le rispettive carte dei mazzi Piacentine e Romagnole

  

Sarde n. 99 - Dal Negro - 1974

Sarde  IPCS sheet 026 (ex S-5) da 40 carte a figure intere, deriva da un mazzo spagnolo del 1810, detto dal nome del suo ideatore a disegno Roxas
Questo mazzo fu copiato da diversi fabbricanti spagnoli, fra cui alcuni di Barcellona; probabilmente da questa città arrivò in Sardegna dove fu adottato come standard. 

Tra quelli standard a semi spagnoli questi due mazzi sono gli unici ad avere il tre di bastoni con i semi che non si incrociano. 
Altre carte identificative sono i putti alati che reggono il seme negli assi di spade e di bastoni, i fanti con elmi piumati e le figure del seme di spade che indossano un'armatura. 

I semi in Sardegna sono detti oros, cuppas, bastos e ispadas mentre le figure sono sutta (fante, dallo spagnolo sota), caddu (cavallo) e re

Sarde n. 70 - Modiano 197x

     

Sarde n. 99 - Dal Negro - 1974

Le differenze che distinguono il mazzo sardo da quello spagnolo sono evidenti.   

Basta osservare la vignetta nel 4 di denari e soprattutto l'asso dello stesso seme, che nel mazzo spagnolo ha in disegno molto elaborato mentre nelle Sarde c'è solamente un sole all'interno del seme. 

Come nei mazzi spagnoli gli indici per le figure sono 10, 11 e 12. 

Baraja neoclasica (Roxas 1810) - ristampa Heraclio Fournier - 1977

Sarde Roxas

 
Siciliane IPCS ex S-7.12 da 40 carte a figure intere che derivano dal mazzo Napoletane. Come in quest'ultimo, alcuni fabbricanti disegnano i fanti con un aspetto molto femminile. Nei mazzi meno recenti questa peculiarità è più accentuata. 

Beghi - 1952

Caratteristiche sono le numerose vignette Beghi - 1952 sulle carte numerali e le figure, su basi colorate che ne identificano il valore: rosso per i fanti, giallo per i cavalli e verde per i re. 
In un mazzo stampato da Luigi Murari, attivo ad Acireale dal 1871 al 1888, le vignette sono su tutte le carte, numerali e figure, ad esclusione dell'asso di denari Le carte baresi pag. 85.
La versione attuale del disegno risale a poco dopo il 1860, anno della spedizione dei Mille di Garibaldi. 

In memoria dell'avvenimento il due di denari ha i semi con il ritratto di Vittorio Emanuele II, il tre con la Trinacria, simbolo della Sicilia, e il cinque ha il seme centrale con il volto di Garibaldi, sostituito a volte da una biga con cavalli. 

Il mazzo illustrato è stato bollato nel 1952 con lire 100, ma è stato posto in vendita l'anno successivo quando il bollo era aumentato a 300 lire. 
Pertanto è stata apposta sull'incarto del mazzo una marca da bollo per la differenza. 

Beghi - 1952  Cartine da gioco per ragazzi - Marca Stella

Un mazzo del 1924, stampato da Martino Azzarello, sul cavallo di bastoni ha la figura di Garibaldi, la scritta "Nino [Bixio] domani a Palermo" e il nome del condottiero sulla base colorata Fournier museum - Playing cards I - Italia n. 113. Sul 5 di denari c'è l'immagine di Vittorio Emanuele II. 
Il mazzo, conservato nel Museo Fournier di Vitoria, è stato recentemente ristampato. 

Sul sito di Peter Endebrock è riprodotto un mazzo di carte Siciliane del 1910 circa stampato negli USA dalla Trinacria Playing Card Co. per gli emigrati in quel paese.  

  

Quattro mazzi con semi francesi sono usati ancora oggi.  

Armanino Fratelli - Carte opache inalterabili N°. 12 - 1903

Cartes dites opaques - Grimaud - filigrana Napoleone III (1853 ÷ 1875)

Genovesi IPCS sheet 80 da 36, 40 e 52 carte a figure speculari, derivate dal mazzo di francese del 1853, da cui si differenziano per il fante di fiori con scudo ogivale che reca le armi di Spagna Sylvia Mann - All cards on the table pag. 44, dalle figure che sono senza nome e dal blu negli abiti, quasi sempre sostituito dal verde. 
Nascono come tentativo da parte del fabbricante parigino B. P. Grimaud di creare un disegno destinato all'esportazione. 
Salvo che per gli indici, che nelle carte genovesi di solito mancano, è identico al mazzo Belga cui si rimanda per ulteriori informazioni su questo disegno. 

La donna di picche del mazzo di alcuni fabbricanti ha sulla spalla un disegno con il delfino, preso dallo stemma del Dauphiné. 
Un editto del 1698 rendeva obbligatorio l'uso del mazzo del Dauphiné per il ducato di Savoia e probabilmente l'uso si estese anche in Liguria. 

Sulla confezione molte volte sono denominate Baccara o Chemin de fer perché spesso usate per questi giochi nei casino. 
La NTP sul suo catalogo lo chiama Trente et quarante , probabilmente perché utilizzato per questo gioco.

mazzo genovesi mazzo francese

I fratelli Armanino stampavano questo mazzo Armanino già Fratelli - bollo 1917÷22 anche con i colori tipici del mazzo francese da cui le carte genovesi derivano. 


Lombarde o Milanesi da 40 e 52 carte a figure speculari, deriva dal mazzo Lombarde arcaiche. Il disegno attuale probabilmente è opera di Teodoro Dotti nel 1860 circa A. Milano - Carte Milanesi da gioco nell'800 pag. 32 fig. 16 ripreso poi da Bordoni & Ranieri, entrambe ditte operanti a Milano. 

Carte identificative sono il fante di fiori con lo stemma dei Visconti sul petto e il re di quadri con un uccello appollaiato sul polso sinistro Alessandro Viassone - 1933 Tipo n. 14 LOMBARDE (Milanesi) - Masenghini di S. Lombardini & figlio - 1924 , caratteristica quest'ultima comune anche al mazzo di Ginevra
Nel mazzo Lombarde arcaiche l'uccello è sul braccio del re di cuori. 

Stabilimento Grafico Morreale - 1945 - carte di 2° qualità

Si notano variazioni nei disegni dei diversi fabbricanti , soprattutto nella foggia delle corone e degli scettri delle donne e nel fante di quadri che regge una picca o un'alabarda; in alcuni mazzi la donna di quadri ha in mano una busta. 
I disegni di un fabbricante toscano sono abbastanza innovativi Vindobona - 1929 pur rispettando gli standard del mazzo. Un altro ignoto fabbricante non ha né il biscione visconteo né l'uccello sul braccio del re Lombarde variate - pubblicità Nobildent - fabbricante sconosciuto; chissà se i giocatori l'hanno accettato o, visto che il mazzo non appare usato, l'hanno dimenticato in fondo a un cassetto utilizzando il loro solito mazzo per le partite con gli amici. Da notare che le figure di cuori sono uguali a quelle di fiori e quelle di quadri a quelle di picche, con la sola differenza dei colori degli abiti. 
Alcuni fabbricanti italiani producono anche un mazzo con gli indici Masenghini - <1972. Masenghini nel suo catalogo chiama queste carte "Lombarde estero". Sull'asse di denari del mazzo illustrato appare la dicitura "CARTE PER L'ESTERO", scritta obbligatoria fino al 1972 per i mazzi destinati all'esportazione che non erano soggetti all'imposta di bollo. 
Questi due mazzi sono in formato per bambini e i due disegni sono speculari Cartine da gioco - Marca Stella
Abbiamo trovato un solo mazzo a 52 carte Fratelli Armanino - 1891 stampato alla fine del 19° secolo. Purtroppo mancano le figure di fiori. 

Il mazzo Tresette svizzero ha le stesse figure, ha sempre gli indici ed è usato nel canton Ticino che era sotto la giurisdizione di Milano fino al 1803 e ne subì anche più tardi l'influenza. 

 

Piemontesi da 36, 40 e 52 carte a figure intere fino al 1830 circa Vito Arienti, Edizioni del Solleone, 1970, quando furono sostituite dalle figure speculari. 

Diversi elementi nel disegno mostrano che queste carte derivano dal mazzo francese del 1813 o da un disegno immediatamente precedente. 

Questa vicinanza ai disegni standard francesi è ulteriormente rimarcata dal passaggio alle figure speculari in concomitanza con il primo mazzo standard francese che presentava questa innovazione (autorizzato nel 1827, ma messo in vendita sembra solo nel 1833).
Le carte in uso in Piemonte si distinguono per gli assi che di solito hanno una decorazione intorno al seme Alessandro Viassone - bollo 1916÷1922 e per la linea orizzontale che divide le due semifigure. 

Negli anni '50 Armanino ne stampava un mazzo da 52 carte con due Matte. Il mazzo da 36 carte ha asso, dal 6 al 10 e le figure. 
Un mazzo della ditta Cassini è nella collezione di Gustavo Orlando Zon Piemontesi - Giuseppe Cassini - febbraio 1947.

Cesare Jona - 1934

   

Toscane grandi da 40 e 52 carte a figure intere. Il produttore che ideò i disegni attuali probabilmente fu Ferdinando Chiari Mazzo di carte Chiari - F. Chiari - 185x - ristampa Del Prado - 2004 di Firenze nel 1840 circa Sylvia Mann - All cards on the table pag. 44
In precedenza in Toscana erano usate carte francesi importate dai granduchi di Lorena che, quando vennero in Italia per governare (dal 1737 al 1859) il territorio loro assegnato, portarono con sé il mazzo cui erano abituati, il portrait de Lorraine

A. Baragioli - 1888

In un mazzo di Lorena stampato in Toscana Sylvia Mann - All cards on the table n. 172 - "Alla Fama" - 174x e n. 173 - 182x il fante di fiori e il retro portano lo stemma dei Medici, granduchi di Toscana fino al 1737. Probabilmente i vecchi governanti erano una famiglia ancora rimpianta dal fabbricante.  

Carte identificative delle carte Toscane sono il fante di fiori con un grosso libro e il fante di picche, detto dai giocatori "gobbo nero", che porta di solito uno stemma, in questo caso con il nome del fabbricante. 
La donna di fiori ha in mano una corona d'alloro e i re di cuori e di quadri una pergamena. 

Il mazzo riprodotto è ancora colorato a mano, fatto abbastanza inusuale per l'epoca, quando ormai la stesura dei colori era demandata alle macchine di stampa. 

Lo stemma sul fante di picche spesso era quello del signore di Firenze, i Lorena fino al 1859 e, dal 1861, i Savoia. 

A. Baragioli - 1888

     

Si trovano in commercio due mazzi con identico disegno ma formato diverso, uno circa 88 x 58 mm. dette Toscane, e l'altro 100 x 67 dette Fiorentine

Oggi questa distinzione nei nomi si sta perdendo e i mazzi vengono chiamati dai produttori indifferentemente con l'uno o l'altro nome. 

Il formato più grande è sempre meno reperibile, non sappiamo se per scelta dei giocatori o dei produttori. 

Dai giocatori i quadri sono chiamati "mattoni" e i fanti sono i "gobbi". Wikipedia - Carte toscane

Toscane n. 21 - Masenghini

Fiorentine n. 40 - Masenghini

 

Tre sono i mazzi a semi francesi scomparsi.

F. Gumppenberg - Milano 1845 - Collezione Ernesto Rovati - Treviglio

Lombarde o Milanesi arcaiche da 40 carte a figure intere e speculari  Murari da internet Tarot as tarocchi - carte antiche 1, deriva dal mazzo Lyon II attraverso le sue varianti stampate in Romagna Sylvia Mann - All cards on the table n. 166 e a Venezia IPCS Journal XXI-3 pag. 82 e segg.

Carta caratteristica è il fante di fiori con lo stemma visconteo sul petto. Inoltre il re di cuori ha un falco appollaiato sulla mano, nel mazzo attuale è passato al re di quadri, il fante di picche un'ascia sulla spalla e la donna di fiori con in mano quella che sembra una torcia accesa. 
È noto anche un mazzo per il Ticino stampato nel 1855, in versione speculare Schweizer Spielkarten n. 125 - disegno, un antenato dell'odierno Tresette
Le carte di questo mazzo Milesi (Bergamo) - bollo 1823÷1840 hanno il bollo austriaco sul re di cuori e sul retro il marchio "Al mondo", un marchio usato da molti fabbricanti in varie città d'Italia durante il 18° e 19° secolo. Ha alcune varianti rispetto al mazzo standard, come il fante di fiori senza lo stemma visconteo o i nastri decorativi ai piedi dei fanti, escluso quello di cuori. Numerose carte di questo mazzo portano, aggiunto a penna, il significato cartomantico. 

F. Gumppenberg - Milano 1845 - Collezione Ernesto Rovati - Treviglio

Evoluzione del mazzo illustrato è quello a figure speculari stampato in Lombardia Sylvia Mann - All cards on the table n. 167, che Sylvia Mann chiama "mazzo Lyon II fabbricato in Lombardia e per il Ticino". 
Da questo mazzo a figure speculari deriva il mazzo Lombarde o Milanesi attuale. 

 

Faustino Solesio - 1924

Nuoresi da 40 carte a figure speculari. Stampato inizialmente da Solesio e successivamente da Dal Negro Sylvia Mann - All cards on the table n. 158 e pag. 43, che ne cessò la produzione verso il 1965 e sembra sia stato l'unico fabbricante a usare la denominazione "Carte Nuoresi" sulle confezioni Tarot as tarocchi da internet - Carte da gioco Dal Negro M-S.  Un mazzo di questo fabbricante è pubblicato nel sito di Alta Carta www.altacarta.com
Carte caratteristiche sono il re di cuori con spada e globo e il fante di quadri e il re di picche che indossano un'armatura. 
Il disegno deriva da un mazzo di Amburgo IPCS sheet F-58 (righe illustrazioni 4-5) di C.L. Wüst di Frankfurt nel 1860 circa chiamate Leipziger Karten (carte di Lipsia) e riprodotto pochi anni dopo in Austria, in Italia e in Germania. 
È riprodotto su un libro un esemplare stampato dai fratelli Solesio, più o meno contemporaneo di quello di Wüst Salvatore Spoto - Le carte da gioco italiane pag. 52. I semi hanno "cambiato figura" e non tutti i disegni sono uguali, ma la discendenza è evidente. Un'ipotesi è che queste carte, usate soprattutto dai minatori, siano state portate in Sardegna dagli ingegneri tedeschi che a fine '800 sovrintendevano al lavoro in miniera. 

Faustino Solesio - 1924

   

Toscane piccole da 40 e 52 carte a figure speculari. 
Fu prodotto dalla metà del 19° secolo fino al 1970 circa, di solito con formato di 90 x 60 mm. 

Carte identificative sono il fante di cuori, con la spada al fianco e una picca in mano, e quello di quadri, con una spada molto lunga tenuta appoggiata a terra. 

 

Raffaele Pignalosa e figli - 192x

cav. Guglielmo Murari - bollo 1914÷1916

Da quanto appreso interrogando vecchi giocatori di Carrara i due mazzi toscani convivevano e si ripartivano le simpatie dei giocatori anche nella stessa città: i "proletari" sceglievano questo mazzo e i "borghesi" quello attuale
Il motivo erano i costumi delle figure, le Toscane piccole con abiti più popolari e le donne senza corona (a sinistra), quello attuale con vesti più eleganti e le donne incoronate (a destra). 

A. Baragioli e C. - 1888

Un altro mazzo ha disegni simili, è in formato piccolo per i bambini Giuseppe Cassini & C. - Brescia ma gli mancano alcune carte. 

  

Salisburghesi n. 24/D - Dal Negro - 1972

Viene utilizzato in Italia anche un mazzo a semi tedeschi, quello delle carte Salisburghesi IPCS sheet 56

È un mazzo a figure intere usato dai giocatori altoatesini, identico come disegni all'omonimo Salzburger Bild austriaco. 

Il mazzo italiano ha 40 carte avendo anche i numerali 5 che non esistono nel mazzo austriaco. Completo si usa per un gioco simile al tresette mentre si tolgono i 5 per i tipici giochi austriaci. 

Il bollo era sull'8 di campanelli perché nel 1862, quando fu resa obbligatoria l'apposizione di questo contrassegno, la provincia di Bolzano era austriaca. Il problema si pose quando la regione divenne italiana. 
Il bollo andava posto per legge sull'asso di cuori o di denari, che non esistono in questo mazzo, per cui si decise di lasciare dov'era il contrassegno. 

 
Passiamo ora a parlare dei mazzi da tarocchi, sempre più raramente usati per il gioco e in aree sempre più ristrette. 
Questo tipo di carte nacque in Italia verso il 1430, probabilmente alle corti di Ferrara o Milano come già spiegato nel capitolo dedicato alla storia dei tarocchi. Il tarocco ferrarese emigrò a Bologna dove è ancora oggi utilizzato per il gioco, mentre quello di Milano alla fine del 15° secolo emigrò in Francia e in Italia fu dimenticato. Dalla Francia ritornò in Piemonte e successivamente in Lombardia solo secoli dopo. 

Oggi i mazzi di tarocchi ancora in uso in Italia sono tre: due sono a semi italiani:

Tarocco Bolognese IPCS sheet 11 (ex IT-2) da 62 carte, con figure e onori a disegni interi Sylvia Mann - All cards on the table n. 212 pag. 39 fino al 1770 circa, quando furono sostituite dalle figure speculari. 

Tarocco bolognese - Murari - Bollo Carte per l'estero - Figure

È il più antico mazzo da tarocchi ancora stampato poiché i primi esemplari risalgono al 15° secolo; ne sono noti due fogli di quel periodo conservati nella Rothschild Collection al Louvre e all'École des beaux arts, sempre a Parigi. Questi due mazzi variano, rispetto al disegno attuale, solo la figura del Diavolo www.tarocchinobolognese.it - I primi stampatori
Fu il primo mazzo da tarocchi ad avere le figure speculari e l'ultimo ad introdurre la numerazione per gli onori, anche se quella di questo mazzo è una numerazione insolita. 
Nel 16° secolo le carte vennero ridotte da 78 a 62, con l'eliminazione dei numerali dal 2 al 5; per il ridotto numero di carte è detto anche Tarocchino

I semi hanno un disegno abbastanza particolare: tutte le carte sono esattamente speculari, salvo l'asso di denari che ha una decorazione di foglie asimmetrica. Le carte di spade, salvo il due, hanno spade con doppia punta e nelle carte con valore dispari la spada centrale assomiglia ad un bastone o una spada con elsa ad entrambe le estremità. 
Nell'asso la spada è curiosamente ricurva, con due teste da rapace sulle punte. Nei bastoni il seme dispari ha un pomolo a ogni estremità. 

Tarocco bolognese - Murari - Bollo Carte per l'estero - Onori
     
     

Carte caratteristiche sono i quattro Mori che sostituirono i classici Imperatore, Imperatrice, Papa e Papessa www.tarocchinobolognese.it - Il diavolo e la contessa nel 1725 per ordine delle autorità di Roma sotto il papato di Benedetto XIII Michael Dummett - Il mondo e l'angelo pag. 232 e www.tarocchinoBolognese.it - I papi diventan mori
Devono il loro nome attuale al fatto che in origine queste 4 figure erano di carnagione scura, anche se questa caratteristica non è più evidente nei mazzi moderni. 

L'Eremita ha le ali e una colonna alle spalle e la Morte è a cavallo, come negli antichi tarocchi ferraresi. 
Gli onori con la Luna e il Sole hanno le immagini simili a quelle del tarocco Vieville e del tarocco belga o fiammingo

Come già detto fu l'ultimo mazzo ad adottare la numerazione degli onori, nel 1760 circa, ed essa è diversa dallo standard. Inizia dall'Amore, che ha il numero 5, e prosegue fino alla Stella, che porta il 16. 

     

  

 

Tarocco bolognese n. 88 - Teodomiro Dal Negro 1974

Alcuni onori hanno nomi particolari in dialetto: l'Eremita è detto anche Anzlazz (angelaccio, dispregiativo di angelo) per le ali nel disegno, l'Amore è l'Anzlèn (angioletto, piccolo angelo) per il Cupido raffigurato, il Matto e il Bagatto sono detti i cuntadùr (contatori), la Luna e il Sole sono i rassi (rossi), la serie degli onori maggiori, composta da Luna, Sole, Mondo e Angelo, è detta la granda (la grande). 
Bagatto
, Mondo, Angelo e Matto sono le uniche carte chiamate tarùch (tarocchi). 

Nei mazzi stampati da Dal Negro sono inserite due carte con la scritta "La matta" che non vengono utilizzate per il gioco. 

Le figure ed i numerali sono identici a quelli della Primiera Bolognese, salvo il re di coppe che ha sei semi nel Tarocco e solo quattro nella Primiera. Alcune figure hanno baffi e/o barba in uno soltanto dei due mazzi. Inoltre nel Tarocco la corona del re di coppe mantiene la calotta centrale mentre il fante di bastoni non ha la corona che invece si nota nelle carte da Primiera.  
Un mazzo di Cassini e Salvotti è nella collezione di Andrea Piovesan Cassini e Salvotti - 1883÷1914 - Figure Cassini e Salvotti - 1883÷1914 - Onori.

 

I tarocchi piemontesi sono noti in tre versioni, compresa quella ancora usata oggi. 

Derivano dal tarocco di Marsiglia da cui si distinguono per il Diavolo, con un volto disegnato sull'addome e senza i pantaloni di pelo. 

Questo volto disegnato sull'addome della figura demoniaca si trova in numerose incisioni del 15° e 16° secolo .  

Si può osservare anche nei primi tarocchi ferraresi del 15° secolo, nel Tarot de Paris e nel Tarot Vieville, entrambi del 17° secolo, e in un tarocco di Marsiglia  datato 1743 conservato al museo H. Fournier di Vitoria-Gasteiz Tarocco di Jean Payen - Avignon - Fournier I Francia n. 048.  

  

tarocchi di Ferrara tarot de Paris tarot Vieville

 

Tarocco Piemontese arcaico IPCS sheet 30 (ex IT-1.2) da 78 carte a figure e onori interi. 
Venne usato in Piemonte dal 1730 fino al 1870 circa, quando Solesio di Genova ne produsse gli ultimi mazzi conosciuti. 

Tarot de Nostradamus - ristampa Héron - Onori  Tarot de Nostradamus - ristampa Héron - Onori

I nomi delle figure e degli onori erano scritti in francese fino agli inizi del 19° secolo, anche perché i primi esemplari furono prodotti a Lyon, ma solo per l'esportazione. 
Sono noti mazzi di Jean Dodal con la scritta "F. P. Le Trange" (Fait Pour L'ETRANGEr - prodotto per l'estero). 
Il mazzo originale, italiano, è stato ristampato da un fabbricante iberico per il mercato internazionale Spanish tarot español (Giuseppe Ottone - 1736) - ristampa Fournier - 1978 - Figure Spanish tarot español (Giuseppe Ottone - 1736) - ristampa Fournier - 1978 - Onori con le scritte in inglese e spagnolo. 
Carte caratteristiche sono l'Eremita a testa scoperta e la Luna vista di fronte; la Morte non ha stampato il nome. 

Un altro mazzo dello stesso tipo è stato riprodotto da Héron con il titolo Tarot de Nostradamus
Il famoso astrologo francese però è morto nel 1566 e perciò non ha mai potuto vedere queste carte; al massimo le ha potute pre-vedere, viste le sue capacità. 
Forse le iniziali N D sui 2 di denari e coppe hanno suggerito il nome commerciale del mazzo?  Il tarocco riprodotto presenta alcuni nomi degli onori non standard e un inusuale disegno del cavallo di spade con spada a due punte. 
Fournier ne ha riprodotto un mazzo Tarocchi di Marsiglia - Francia Jean Payen (1743 - ristampa Fournier 2004 - Figure Tarocchi di Marsiglia - Francia Jean Payen (1743 - ristampa Fournier 2004 - Onori del 1743 di Jean Payen, uno dei più antichi mazzi di questo tipo. 

Tarot de Nostradamus - ristampa Héron - Figure

     
Tarocco ligure piemontese (Antonio Rossi - 187x) - ristampa Edizioni del Solleone - 1979 - tiratura limitata 2500 esemplari  - Onori  Tarocco ligure piemontese (Antonio Rossi - 187x) - ristampa Edizioni del Solleone - 1979 - tiratura limitata 2500 esemplari  - Onori

Tarocco Piemontese intermedio IPCS sheet 31 (ex IT-1.21) da 78 carte a figure e onori interi, venne usato in Piemonte e Liguria dal 1840 fino alla fine del 19° secolo. 
Questa versione è definita dall'IPCS intermedia per i suoi disegni, che sono di transizione tra il mazzo arcaico e quello moderno, anche se la versione attualmente stampata del tarocco piemontese è più antica come data di nascita. 

Carte caratteristiche sono l'Eremita a testa coperta e la Luna raffigurata di profilo. 
Il cavaliere di coppe ha la testa coperta, cosa del tutto inusuale per i discendenti del tarocco di Marsiglia. Il re di denari ha un seme in alto, in aggiunta al precedente seme disegnato sul ginocchio. Questa caratteristica si trova anche nel tarocco Piemontese

Il mazzo riprodotto ha il bollo utilizzato nel periodo 1874÷1879. È stato ristampato dalle Edizioni del Solleone di Vito Arienti, che ha riprodotto altri magnifici mazzi antichi oltre che opere originali di artisti moderni. 
Da notare l'iniziale per la figura femminile all'interno del seme di denari che, nonostante la scritta Regina in basso, era D (donna o dama). 

Tarocco ligure piemontese (Antonio Rossi - 187x) - ristampa Edizioni del Solleone - 1979 - tiratura limitata 2500 esemplari  - Figure

 

Viarengo - bollo 1862÷1874 - Figure

Viarengo - bollo 1862÷1874 - Onori

Tarocco Piemontese IPCS sheet 4 (IT-1.211) a figure e onori interi, fino alla fine del 19° secolo, e speculari. È l'unico mazzo da 78 carte utilizzato oggi in Italia per giocare. 
Ne esiste anche una versione ridotta di 54 carte, tipica della zona di Asti, detta mazzo castrato

I primi esemplari conosciuti con questo disegno, che tende ad emanciparsi rispetto ai precedenti dalle influenze del tarocco di Marsiglia, sono di Stefano Vergnano di Torino, degli inizi del 19° secolo WOPC Vergnano Tarot 1826-1851 - The Story of a Piedmontese Tarot, anteriori perciò al tipo intermedio. 
L'uso di carte di questo tipo però è comune in Piemonte e parte della Liguria solo dalla fine del 19° secolo. 
Carte caratteristiche sono il Matto, che ha perso il cane ma ha trovato una farfalla che sembra indicargli la via, e l'asso di coppe, non più il calice gotico con colonne che i precedenti tarocchi piemontesi avevano ereditato dal tarocco di Marsiglia, ma un vaso tondo con dentro fiori. 
Nel mazzo a destra, con bollo dell'ultimo anno in cui la ditta Carolina vedova Beltramo rimase attiva, il Matto è chiamato Pazzo, con le Z scritte al contrario. Sotto si possono vedere mazzi di tarocco piemontese di altri fabbricanti.  

Carolina vedova Beltramo - 1889 - Figure

Carolina vedova Beltramo - 1889 -  Onori

 Viassone e compagnia - 1895 - Figure Viassone e compagnia - 1895 - Onori Faustino Solesio - 1913 - Figure Faustino Solesio - 1913 - Onori 78 tarocchi fini a due teste - Vittorio De Marchi, successore delle sorelle Molino - bollo 1916÷1922 - Figure 78 tarocchi fini a due teste - Vittorio De Marchi, successore delle sorelle Molino - bollo 1916÷1922 - Onori Fabbricante e data sconosciuti - figure Fabbricante e data sconosciuti - onori Grandi & C. 1908 - Figure Grandi & C. 1908 - Onori
     

Viarengo - bollo 1862÷1874 - Onori

Nel mazzo a figura intera il Bagatto tiene in mano un bastoncino mentre nel mazzo a figure speculari sembra brindare con la coppa che tiene sollevata. 

Il mazzo a destra S. A. Vindobona - 1950 ribollato 1955 - Figure  S. A. Vindobona - 1950 ribollato 1955 - Onori è stato bollato nel 1950 e, rimasto invenduto, è stato portato nel 1955 all'ufficio del registro di Pistoia per adeguarlo alla nuova tassazione. Un precedente proprietario ha numerato a matita le carte in modo strano (la successione è onori, bastoni, coppe, spade e denari con alla fine il Matto) e ha messo un segno, forse il sole o la luna, sugli onori. 
Questo probabilmente per usare le carte a scopo cartomantico; solo con le carte così "segnate" è possibile capire se sono diritte o rovesciate. Inoltre su alcune carte c'è la "conversione" da semi latini a semi francesi, anche questa non ortodossa. Infatti, contrariamente al solito, i bastoni diventano quadri e i denari fiori. 

 

Abbiamo trovato due mazzi di tarocchi piemontesi che hanno caratteristiche "ibride" tra i diversi tipi di questi disegni.  

Faustino Solesio ha stampato, fino a metà del secolo scorso, una versione del tarocco piemontese a figure intere. 

Tarocco Piemontese - Faustino Solesio - Genova 1946 - figure    Tarocco Piemontese - Faustino Solesio - Genova 1946 - onori

Il Diavolo ha un volto sull'addome, il Matto ha il cane e l'asso di coppe è il calice gotico del tarocco di Marsiglia
Questi elementi lo fanno classificare come tarocco piemontese arcaico o intermedio. 

L'Eremita ha la testa scoperta e la Morte non ha nome (come nel tarocco Piemontese arcaico) ma la Luna è di profilo e il re di denari ha due semi (come nel Piemontese intermedio). 

Sembra essere un disegno di transizione tra i due tarocchi piemontesi, un fossile sopravvissuto almeno fino al 1946, molto probabilmente l'ultimo tarocco piemontese stampato a figure intere. 

Quest'altro mazzo ha caratteristiche diverse. Purtroppo è incompleto e questo non ci permette di controllare alcune carte importanti per l'attribuzione a un tipo piuttosto che a un altro. 
È stato stampato a Novara da Amedeo Candiani negli anni tra il 1914 e il 1917 come si evince dal bollo. 

Tarocco Piemontese - Amedeo Candiani - Novara 1914÷1917 - figure    Tarocco Piemontese - Amedeo Candiani - Novara 1914÷1917 - onori

Purtroppo mancano il Diavolo e la Luna, carte importanti per la classificazione del mazzo, ma l'asso di coppe in stile gotico lo pone tra i due tarocchi piemontesi ormai scomparsi. 
Il Bagatto tiene in mano una coppa, caratteristica questa del tipo Piemontese a figura speculare. L'Impicato (sic) non ha le gambe incrociate, caratteristica che si riscontra in molti mazzi del tipo intermedio. 
Il caval da coppe ha la testa coperta, il re di denari presenta un doppio seme e la Morte ha il nome (come nel Piemontese intermedio). 
L'Eremita però ha la testa scoperta (come nel Piemontese arcaico) e il caval da denari un copricapo piumato. 

 

Altri tarocchi a semi italiani, non sono più stampati da tempo. 

Tarocco Piemontese Della Rocca - Masenghini di S. Lombardini e figlio - ott. 1923 - figure

Veniva stampato un altro tarocco piemontese standard, il Tarocco Piemontese Della Rocca IPCS 017 (ex IT-1.31), da 78 carte a figure e onori speculari, basato sui disegni di Carlo Della Rocca per il tarocchino Milanese o Lombardo

Nella seconda metà del 19° secolo questo mazzo venne introdotto in Piemonte e nel 1880 circa i fratelli Armanino ne adattarono il disegno, rendendo le figure speculari. 

Stampato anche da Solesio e Masenghini, agli inizi del 20° secolo, non è più prodotto probabilmente dalla metà del secolo scorso. 

Tarocco Piemontese Della Rocca - Masenghini di S. Lombardini e figlio - ott. 1923 - onori

 

Tarocco di Marsiglia - sottotipo italiano  IPCS sheet 3 (ex IT-1.1) da 54 o 78 carte a figure e onori interi. Il mazzo da 54 carte ha solo i numerali dall'asso al 4 per coppe e denari, e dal 7 al 10 per spade e bastoni. 
È una variante del tarocco di Marsiglia con diciture in italiano o a volte anche in francese, usato dal 18° secolo fino alla fine del 19° in Piemonte, Emilia e nel Nord Est dell'Italia. 
In una collezione privata c'è un mazzo stampato da Giuseppe Beghi a Piacenza nel 1889 in cui il proprietario ha usato il seme e lo spazio per il bollo sul re di bastoni per disegnare un contrabbasso Giuseppe Beghi (Piacenza) 1889 Giuseppe Beghi (Piacenza) 1889 Giuseppe Beghi (Piacenza) 1889 Giuseppe Beghi (Piacenza) 1889

Mazzo carte Tarocchi veneziani Italia XVIII secolo - F. Gumppenberg 184x - ristampa Del Prado 2006 - figure

Mazzo carte Tarocchi veneziani Italia XVIII secolo - F. Gumppenberg 184x - ristampa Del Prado 2006 - onori  

Le carte che lo distinguono dal tarocco di Marsiglia sono la Luna vista di fronte e il Giudizio, con la tromba senza vessillo. 

Il bollo fino al 1862 era sul re di bastoni Stuart R. Kaplan - The encyclopedia of the Tarot - vol. II pag. 369 e 373 che a tale scopo aveva un cerchio bianco in mezzo alle gambe, ma quest'altro mazzo Tarocco di Marsiglia - variante italiana - Sironi (?) - 183x - Figure Tarocco di Marsiglia - variante italiana - Sironi (?) - 183x - Onori , probabilmente risalente al 1830 circa, ne è privo. Il mazzo è incompleto, ma su nessuna delle carte presenti compare lo spazio per apporre il bollo.  

Con l'avvento del regno d'Italia il bollo viene posto per legge sull'asso di denari, come in questo mazzo di Edoardo Dotti, uno degli ultimi produttori a stampare questo disegno. 

Edoardo Dotti - 187x - Figure

Edoardo Dotti - 187x - onori  

 

Tarocchino milanese - Pietro Masenghini - 189x - Ristampa Masenghini - 1976 - tiratura limitata 3000 esemplari - Onori  Tarocchino milanese - Pietro Masenghini - 189x - Ristampa Masenghini - 1976 - tiratura limitata 3000 esemplari - Onori

Tarocchino Milanese o Lombardo IPCS sheet 5 (ex IT-1.3) da 78 carte a figure e onori interi. Deriva dal tarocco di Marsiglia sottotipo Italiano
Viene detto tarocchino perché i mazzi stampati a Milano avevano solitamente un formato più piccolo del consueto. 
Stampato da Ferdinando Gumppenberg nel 1830 circa su disegni di Carlo Della Rocca Tarocchino lombardo inciso da Carlo Della Rocca (originale R. & C. Bordoni 188x) - ristampa Edizioni del Solleone - 1981 - tiratura limitata 2000 esemplari - Figure Tarocchino lombardo inciso da Carlo Della Rocca (originale R. & C. Bordoni 188x) - ristampa Edizioni del Solleone - 1981 - tiratura limitata 2000 esemplari - Onori, gli originali sono conservati nella collezione Schreiber al British Museum J. Hamilton - Playing cards in the Victoria and Albert museum pag. 44 n. 40 e IPCS sheet, il mazzo non è più stampato dalla fine del 19° secolo. 
Venne copiato da diversi fabbricanti e usato soprattutto a Milano e dintorni, ma se ne conoscono anche mazzi stampati a Ginevra. 

L'onore 1 viene spesso chiamato Bagatèl o Bagattèl, ragazzo in dialetto milanese. 
Carta caratteristica è il Diavolo, che emerge dalle fiamme in cui spunta un serpente e altre figure, demoni o dannati. 

Nel 1976 Masenghini ne riprodusse un mazzo per il centenario di fondazione della fabbrica, in edizione numerata di 3000 esemplari. Successivamente ne uscì una nuova edizione, non numerata e con una diversa scatola. L'asso di coppe di questo mazzo è tondo, non spigoloso e con colonne come al solito. 

Tarocchino milanese - Pietro Masenghini - 189x - Ristampa Masenghini - 1976 - tiratura limitata 3000 esemplari - Figure

Anche Guglielmo Murari di Bari stampò questo tarocchino, riprodotto in un volume edito dal comune di Bari Le carte Baresi pag. 90 Le carte Baresi pag. 91 Le carte Baresi pag. 92

Giuseppe Beghi - 1932 - Onori

Ho trovato un mazzo cui manca l'onore XVIII (la Luna), che è un tarocchino Milanese con alcune varianti, abbastanza tardo come produzione avendo il bollo con data 1932.
Ha l'onore XV (il Diavolo) simile a quello del suo antenato, il Tarocco di Marsiglia sottotipo italiano, e l'asso di coppe è la classica coppa in stile gotico come nei disegni di Dalla Rocca e non quella più tonda che ha il tarocchino di Masenghini. 

Confrontando i mazzi di Masenghini e di Beghi ho notato che curiosamente l'onore XIV da Temperanza è diventato Intemperanza in entrambi i mazzi.

Inoltre il Matto ha una lettera P sulla schiena. Nel Matto disegnato da Della Rocca sulla schiena c'è invece una M. Forse sono le iniziali delle parole matto e pazzo, iniziali messe sulle divise dei malati psichici in passato in modo che potessero essere identificati. 
I due mazzi hanno onori e figure stampati specularmene uno rispetto all'altro, caratteristica poco comune in mazzi standard. 

Giuseppe Beghi - 1932 - Onori

  

Esiste anche un tarocco a semi portoghesi, l'unico mazzo standard con questi semi ancora stampato: 


Tarocco Siciliano IPCS sheet 13 (ex IPT-2.1) da 63 e 64 carte a figure e onori interi, prodotto dal 1830 circa. 

Tipo finissimo siciliano - Concetta Campione - 1950 circa - Figure

Il mazzo originale aveva 63 carte, per il gioco in tre. Nel 1862 fu aggiunto l'asso di denari, carta dove era d'obbligo apporre il bollo secondo le leggi dell'appena costituito regno d'Italia. 
Oggi perciò il mazzo è di 64 carte, ma l'asso di denari sembra utilizzato per il gioco solo a Barcellona del Gotto (ME). 
Nel gioco tradizionale si scarta questa carta in modo che i tre giocatori abbiano 21 carte ciascuno. 
Il disegno dell'asso di denari è quello delle carte Napoletane per il mazzo di Concetta Campione. Questo disegno reca ancora lo spazio per due bolli, perché fino al 28 maggio 1917 Romano Biani - Manuale storico dei bolli ... - pag. 57 si apponeva oltre al bollo un timbro tondo supplementare con la data. Nel mazzo di tarocchi stampato dalla Modiano questa carta è quella delle Siciliane
Il fatto che il disegno che l'asso di denari cambia non importa ai giocatori, visto che come già accennato questa carta di solito non serve per il gioco. 

I produttori di questo mazzo sono stati abbastanza limitati. Il mazzo attuale venne stampato da Luigi Murari quando aveva la fabbrica ad Acireale, fino al 1888, e dal figlio Guglielmo a Bari, fino al 1929. In Sicilia ne continuò la produzione Concetta Patané ad Acicatena, dal 1920 circa, e successivamente la figlia Concetta Campione, a Catania, fino al 1960 circa Tipo finissimo siciliano - Concetta Campione - 1950 circa - Figure Tipo finissimo siciliano - Concetta Campione - 1950 circa - Onori . 

Tarocco siciliano - Modiano S.p.A. - Figure

Ci furono altri piccoli stampatori locali, citati da Domenico Starna che ha pubblicato in internet un interessante articolo su questo mazzo. 

Tipo finissimo siciliano - Concetta Campione - 1950 circa - Onori

Oggi la ditta Modiano di Trieste ne rimane l'unico produttore Tarocco siciliano n. 94 - Modiano Industrie cartotecniche S.p.A. - 197x - Figure Tarocco siciliano n. 94 - Modiano Industrie cartotecniche S.p.A. - 197x - Onori

Nel mazzo di questo tipo stampato da Concetta Campione l'Eremita aveva in mano una clessidra, come nei più antichi tarocchi. 
Oggi, nel mazzo di Modiano, questa è diventata una lanterna, come in tutti i mazzi standard da tarocchi attualmente prodotti; il disegnatore l'ha trasformata in una lampada simile a quella di Aladino. 

Quello siciliano di Modiano è il più piccolo tarocco standard, con un formato attuale di millimetri 82 x 52; le carte stampate da Concetta Campione erano invece di 80 x 52 mm. 

Alla fine del 20° secolo era ancora utilizzato in pochi paesi della Sicilia, ma in altre zone come a Calatafimi (Trapani) per giocare si usano le carte del tarocco Piemontese

Tarocco siciliano - Modiano S.p.A. - Onori

Le carte che permettono di identificare questo mazzo sono numerose. 

Tipo finissimo siciliano - Concetta Campione - 1950 circa

Come negli antichi mazzi portoghesi i fanti sono di sesso femminile. 

Tutte reggono uno scudo con disegnato un volto e le due fanciulle con i semi lunghi hanno in mano rispettivamente un uccello (bastoni, in siciliano mazze) e un fiore (spade). 

L'onore 14 fino al 1750 era il classico diavolo, ma la duchessa Rosalia Caccamo volle che fosse sostituito dal vascello, copiato probabilmente dal mazzo delle Minchiate (onore 21 in questi mazzi). Anche la Torre, per volere della stessa nobildonna, fu disegnata senza alcun segno di fulmini o incendio. 
Sembra che la duchessa abbia pagato personalmente le nuove matrici allo stampatore perché cambiasse il disegno di questi due onori ritenuti infausti Michael Dummett - IPCS Journal 33-3 pag. 159
La Morte evidentemente non suscitava nessuna reazione ed è rimasto il classico scheletro, in questo mazzo a cavallo. 

Gli onori da 16 (stella) a 20 (Giove) sono detti Arie

Tipo finissimo siciliano - Concetta Campione - 1950 circa

Il disegno degli onori del tarocco siciliano, così diversi ad esempio da quelli del tarocco piemontese, dipende probabilmente dal fatto che questo gioco si sviluppò inizialmente tra i nobili, che lo conobbero a Roma. 
L'ambiente in cui il disegno maturò, intriso all'epoca del classicismo, portò a prendere alcune figure dalla mitologia e dalla storia dell'antica Roma. 

Il Carro sembra preso da raffigurazioni trionfali di epoca romana. 

La Luna ricorda la leggenda di Emidione. Di questo pastore si innamorò Selene, la luna, che gli diede il sonno eterno per non farlo invecchiare. Ogni notte si recava ad ammirare il suo amato che dormiva e a questo potrebbe riferirsi l'illustrazione sull'onore. 

Il Sole rappresenta probabilmente un fratricidio: quello di Remo ad opera di Romolo all'atto della fondazione di Roma oppure l'uccisione di Abele da parte di Caino. 

L'onore 19, l'Atlante, in tutti i mazzi da tarocchi è chiamato Il mondo. Il perché di questo nome è più chiaro nei disegni più antichi e nelle Minchiate. Nel tarocco siciliano è raffigurato il titano Atlante, condannato a portare la Terra sulle spalle. 

       

L'onore 20, Giove, sta al posto del classico Giudizio. Raffigura Giove pronto a giudicare i malvagi gettando su di loro i fulmini che regge nella mano. 

La Costanza con scudo e lancia, probabilmente è una raffigurazione di Minerva.

L'Impiccato appeso per il collo e non per i piedi, come il Penduto o Appeso degli altri tarocchi e 14 il Vascello che come già detto ha preso il posto del Diavolo.

La Miseria, il più basso degli onori, è senza numero. 

 

Altri onori sono ripresi dal mazzo delle Minchiate (carta a sinistra) come il 13 la Morte raffigurata a cavallo, 6 la Forza appoggiata a una colonna e 16 la Stella con un uomo a cavallo. 

la Forza è una donna con colonna la Morte è a cavallo il Bagatto è accompagnato da altre figure le Stelle con uomo a cavallo

L'ordine degli onori (trunfi in siciliano) è diverso da quello tradizionale degli altri tarocchi (a sinistra). 
Nella tabella è mantenuto l'ordine del tarocco siciliano (a destra): 

Miseria
1 Bagatto  Picciotti (ragazzi) o più raramente Bagotti  1
2 Papessa
3 Imperatrice Imperatrice 2
4 Imperatore Imperatore 3
  Costanza * 4
5 Papa
14 Temperanza Temperanza * 5
11 Forza Forza * 6
8 Giustizia Giustizia * 7
6 Amanti Amore 8
7 Carro Carro 9
10 Ruota della fortuna Ruota della fortuna 10
12 Appeso o Penduto Appeso 11
9 Eremita Vecchio 12
13 Morte Morte 13
15 Diavolo Vascello 14
16 Torre Torre 15
17 Stelle Stella 16
18 Luna Luna 17
19 Sole Sole 18
21 Mondo Palla (La badda) 19
20 Giudizio Giove 20

Matto

Fuggito o fuggitivo (U fuiutu)
* Le virtù sono mantenute in sequenza

 

Sul tarocco siciliano è stato pubblicato un interessante articolo sulla rivista dell'IPCS Michael Dummett - IPCS Journal 33-3 pag. 156 e segg.

  

Fino agli anni '30 del secolo scorso era stampato un mazzo con semi di tipo italiano, anche se con caratteristiche che li possono far confondere con il sistema a semi portoghesi, quali le spade diritte che si intersecano, ma sono sicuramente di tipo italiano i bastoni simili a scettri. Alcuni studiosi di carte attribuiscono questi mazzi ad un sistema di semi italo-portoghesi, ma questa denominazione è soggetta a numerose obiezioni e le Minchiate vengono solitamente considerate a semi italiani

Il mazzo delle Minchiate è un'evoluzione di quello dei tarocchi e lo si riteneva nato a Firenze verso il 1530 Michael Dummett - Il mondo e l'angelo pag. 254. Franco Pratesi Franco Pratesi - La prima legislazione fiorentina sui giochi di carte - Convention IPCS Trieste 1989 però ha trovato il termine "minchiate" tra i giochi citati in una legge fiorentina del 1477 e questa scoperta ha messo in discussione la data di nascita di questo mazzo. Ha 97 carte a figure e onori interi, ma esistono, stampati a Genova da Solesio, anche rari mazzi da 98 carte Michael Dummett - Il mondo e l'angelo pag. 261- IPCS XXVII-7 pag. 228

   

Il declino di questo mazzo risale alla fine del 19° secolo; scomparve definitivamente prima della seconda guerra mondiale. 
Queste carte si diffusero anche in altre città ma, a causa probabilmente del significato osceno attribuito in alcune zone al termine Minchiate, erano note con nomi diversi: a Genova erano chiamate Ganellini, in Sicilia Gallerini, e a Roma Germini
Si ha notizia nel 19° secolo anche di mazzi stampati a Bologna e Viterbo. 

Carte caratteristiche, derivate probabimente dagli antichi mazzi portoghesi, sono le spade diritte e incrociate, i fanti femminili di denari e di coppe, dette fantiglie o fantine, e il due di bastoni, con una figura umana disegnata sopra l'incrocio dei semi. 
I cavalieri hanno la parte superiore del corpo umana mentre quella inferiore è animalesca. 
I numerali a Firenze erano detti cartiglie; quelli di denari hanno dipinto all'interno dei semi volti umani.

Gli onori sono 41 in totale: 21 sono quelli del mazzo da tarocchi (manca il Papa), inoltre ci sono 4 Virtù (le 3 teologali e 1 cardinale), i 4 Elementi e i 12 Segni dello zodiaco, questi ultimi disposti in un ordine apparentemente casuale. 

 

Rispetto agli onori dei tarocchi il mazzo delle Minchiate, pur avendo 5 carte chiamate Papa, non ha un carta con questa figura; gli onori dal 2 al 4 raffigurano una figura con scettro e globo imperiale. 
L'onore 2 reca di solito una figura femminile ed è detto Regina; quando la figura è maschile viene detto Granduca

Il mazzo sembra fosse conosciuto anche in provincia di Bergamo, visto che è citato nel Vocabolario bergamasco di Stefano Zappettini edito nel 1859. Alla voce "unùr" (onore) la descrizione dice "così chiamasi nel giuoco delle minchiate il matto, il primo e l'ultimo dei tarocchi, e i quattro re". 

Esistono due tipologie nel disegno, quello delle minchiate arcaiche e delle minchiate tarde. La differenza tra i due mazzi, non sempre ben rilevabile, è data dalle vesti dei re di spade e bastoni, con tuniche corte nel mazzo arcaico e lunghe in quello più recente. 

Minchiate arcaiche IPCS 028 (ex IPT-1) nacquero a Firenze Minchiate 17° secolo - ristampa Solleone 1970 - figure Minchiate 17° secolo - ristampa Solleone 1970 - onori e furono stampate fino a poco dopo il 1900; in Sicilia erano sparite durante il 18° secolo e a Roma verso il 1870, in concomitanza con la fine dello stato pontificio Tarocchi fiorentini Minchiate - fabbricante Al leone - 1790 circa - ristampa Del Prado - 2004 - Figure Tarocchi fiorentini Minchiate - fabbricante Al leone - 1790 circa - ristampa Del Prado - 2004 - Onori

Minchiate fiorentine - Edizioni del Solleone - 1980 - Tiratura limitata 2000 esemplari - Figure         Minchiate fiorentine - Edizioni del Solleone - 1980 - Tiratura limitata 2000 esemplari - Onori

Minchiate tarde IPCS sheet 029 (ex IPT-1.1) furono stampate dal 1830 a Firenze e usate per circa un secolo. 
L'ultimo produttore conosciuto è stato Faustino Solesio di Genova, su disegni del modenese Pipein Gamba, nel 1930 circa. Erano mazzi probabilmente destinati ai collezionisti e ai curiosi, visto che purtroppo a quel tempo i giocatori erano ormai erano spariti. 
Questo mazzo Ristampa Il Meneghello di Osvaldo Menegazzi - 1992 - Tiratura limitata 2000 esemplari - Figure Ristampa Il Meneghello di Osvaldo Menegazzi - 1992 - Tiratura limitata 2000 esemplari - Onori è di Baragioli, con bollo del periodo 1863÷1874. Purtroppo l'unico mazzo originale a nostra disposizione Minchiate stemma Lorena - fabbricante sconosciuto - 179x - figure e scartine Minchiate stemma Lorena - fabbricante sconosciuto - 179x - onori è largamente incompleto. 

Nel 1980 e l'anno successivo Vito Arienti per le sue Edizioni del Solleone stampò due mazzi da minchiate, appositamente disegnate da Costante Costantini; sono i due mazzi riprodotti ai lati. 

Le nuove minchiate di Firenze - Edizioni del Solleone - 1981 - Tiratura limitata 1500 esemplari - Figure         Le nuove minchiate di Firenze - Edizioni del Solleone - 1981 - Tiratura limitata 1500 esemplari - Onori

Gli onori dal XXXIII al XXXV sono detti i Rossi, a causa del colore del loro sfondo, e quelli successivi sono detti le Arie e spesso non hanno numerazione (abbiamo trovato solo questo mazzo Antiche Minchiate Etruria - Etruria 1725 - Ristampa Lo scarabeo 1995 Antiche Minchiate Etruria - Etruria 1725 - Ristampa Lo scarabeo 1995 in cui sono numerati). 

  

Alcune espressioni popolari toscane sono legate al gioco delle Minchiate, ad esempio il marito tradito è il "ventotto di gèrmini", ha cioè le corna come il Capricorno e non essere tenuto in considerazione si dice "contare meno del sei nelle minchiate". 

Spesso la città in cui è stato stampato il mazzo è dipinta in basso alle Trombe, nome che i giocatori danno al Giudizio o Angelo
Nell'illustrazione a destra la carta di un vecchio tarocco bolognese, con le due torri cittadine in evidenza, mentre nelle successive si vedono due onori con paesaggi fiorentini, come si evince dalla cupola di Brunelleschi e dall'adiacente campanile di Giotto. 


Medici

Per avere una datazione indicativa dei mazzi toscani, oltre agli eventuali bolli e firme degli esattori (dal 1630 al 1780) Stuart R. Kaplan - The Encyclopedia of tarot - vol. II cap. XII - pag. 247 e IPCS Journal XXI-4 pag. 134, spesso sulle Trombe appare lo stemma della famiglia regnante. 

Bisogna ricordare che la famiglia dei Medici governò fino al 1737 quando si estinse e la casa di Lorena le successe fino al 1859, con l'intermezzo del regno napoleonico d'Etruria dal 1801 al 1807. 
Dal 1859 la Toscana entrò a far parte di quello che sarebbe diventato di lì a due anni il regno d'Italia. 

Nei mazzi più recenti il vessillo con lo stemma scompare dal disegno. 


Lorena

Questo è l'elenco degli onori, con in corsivo i nomi con cui erano conosciuti dai giocatori; a destra i riferimenti agli onori del tarocco Piemontese

I Papa uno    l’Uno, Papino o Ganellino 1 Bagatto
II Papa due    Regina o Granduca 2 Papessa
III Papa tre    Imperatore Occidentale 3 Imperatrice

IV

Papa quattro    Imperatore Orientale

4

Imperatore

      5 Papa
V Papa cinque    Amore 6 Amanti
VI Temperanza   14 Temperanza
VII Forza   11 Forza
VIII Giustizia   8 Giustizia
IX Ruota   10 Ruota della fortuna
X Carro Trionfale    Carretta 7 Carro
XI Tempo    Gobbo 9 Eremita
XII Impiccato o Traditore   12 Appeso
XIII Morte   13 Morte
XIV Diavolo o Demonio   15 Diavolo
XV      Casa del Diavolo (1) 16 Torre
XVI Virtù Speranza (virtù teologale)      
XVII Prudenza (virtù cardinale)      
XVIII Fede (virtù teologale)      
XIX Carità (virtù teologale)      
XX Elementi Fiamma (fuoco)      
XXI Barca (acqua)      
XXII Giardino (terra)      
XXIII Aria (aria)      
XXIV Segni 
dello 
Zodiaco
Libra    Bilance    
XXV Vergine      
XXVI Scorpione      
XXVII Ariete      
XXVIII Capricorno      
XXIX Sagittario    Chirone (2)    
XXX Cancro      
XXXI Pesce    Tincone    
XXXII Acquario      
XXXIII Leo      
XXXIV Tauro    Bue    
XXXV Gemini      
XXXVI Stella   17 le Stelle
XXXVII Luna   18 la Luna
XXXVIII Sole   19 il Sole
XXXIX Mondo   21 il Mondo
XL l’Angelo    Trombe 20 il Giudizio
  Matto o Folle    il Misero   Matto

(1)  nel tarocco di Marsiglia è Maison Dieu (la casa di Dio) 

(2)  Chiróne era il mitico centauro maestro di Achille

 

  

Cuccu n. 101 - Faustino Solesio - 1960

Caratteristico dell'Italia e da qui diffuso poi nel nord Europa, il mazzo del Cuccu o Gioco del matto Sylvia Mann - All cards on the table pag. 47 - Al Mondo - 18° secolo da 38 e 40 carte a figure intere. 
Era ancora conosciuto, alla fine del 20° secolo, in provincia di Bergamo tra Sarnico e la val Cavallina (ho imparato a giocarlo ad Adràra San Martino), in provincia di Brescia nella zona del lago d'Idro, nelle Marche, in Abruzzo nella zona circostante Campli e Montorio al Vomano, e in pochi altri paesi in Molise e Basilicata. 
Sembra sia ancora diffuso a New York presso i vecchi emigranti, evidentemente nostalgici dei giochi che ricordano loro la patria lontana. 

Il mazzo Cuccù n. 21 - Masenghini - 197x è attualmente stampato solo da Masenghini di Bergamo ed è sempre più difficile reperirlo. 

Nasce probabilmente a Bologna verso il 1700. Il primo mazzo noto è del 1717 e ha 38 carte, quelle odierne con l'esclusione della carta con il Leone. In questi primi mazzi il Bragon era conosciuto anche come Tuffo
Il mazzo moderno, con 40 carte dagli inizi del 19° secolo Il dilettevole gioco del cucco - Gumppenberg 183x - ristampa Edizioni del Solleone - 1981 - tiratura limitata 1500 esemplari, è diviso in due serie di 20 carte duplicate, ognuna con 10 carte numerali numerate da I a X, che portano disegnato in basso una vignetta con un paesaggio, e da 10 figure che sono nell'ordine, partendo dalla carta con valore più basso: 

     
Num. Nome Descrizione
  Matto giullare con in mano un bastone con sopra una testa simile alla sua
  Mascherone manco di secchia maschera
  Secchia manco di nulla secchio per l'acqua
  Nulla cerchio con scritta "Nulla". È il numerale 0 secondo alcuni autori, anche perché in basso ha la vignetta con un paesaggio, tipica dei numerali
I÷X   numerali
XI Fermatevi alquanto osteria
XII Gnao gatto, in alcuni mazzi con in bocca un topo
XIII Salta cavallo rampante
XIIII Hai pigliato Bragon figura con in mano un fiore
XV Cuccu o Cucco un uccello. In alcuni mazzi i disegni dei due Cuccu sono diversi, perché uno solo doveva accogliere il bollo
    Leone rampante con scudo o stemma. Questa carta forse era inizialmente una carta aggiuntiva con lo stemma di un fabbricante e lo scudo ne portava il nome. 
È chiamata Brèsa (Brescia) nel bergamasco, forse perché Brescia è detta la Leonessa d'Italia.
A Campli, in Abruzzo viene chiamata Dissenteria; alcuni antichi mazzi avevano sulla carta il disegno di un uomo sofferente di questo disturbo. Altri nomi di questa carta, sempre a Campli e sempre con riferimento allo stesso problema, sono Cacaccio e Grattaculo

Un mazzo di Guglielmo Murari La manifattura delle carte da gioco di Guglielmo Murari pag. 56-57 usa nomi diversi per alcune carte: 11 Taverna - 12 Gnaf - 13 Salto e 14 Tuffo. Questo mazzo Guglielmo Murari - 1925 è stato ristampato a cura di Nicolino Farina.
Un mazzo di questo tipo è riprodotto in Internet nel sito di Peter Endebrock www.endebrock.de. Bellissime riproduzioni di antichi mazzi sono in internet pubblicate da Tor Gjerde nel sito old.no. 

Un sito internet molto interessante, con descrizione delle carte e regole del Cuccu come è giocato nel circondario di Montorio al Vomano in provincia di Teramo, è www.agritour.te.it. Il sito porta anche la denominazione locale delle singole carte, usate per un gioco chiamato Stu

Uno studioso appassionato della sua terra, delle sue usanze e del gioco del Cuccu, Nicolino Farina di Campli, ha dato alle stampe nel 2019 "Fermatevi alquanto - Il Cucù dalla Torre degli Asinelli al Grattaculo tra Gnaf e Bum" (edito da Artemia www.artemianovaeditrice.it ). È una vera enciclopedia del Cuccu in tutte le sue varianti, italiane ed estere, che fa seguito ad altre pubblicazioni sull'argomento dello stesso autore e ai tre mazzi del Cuccu riprodotte nel nostro Museo, due ristampe di antichi mazzi e un mazzo originale con i disegni di Nicolino Farina. 
Di fronte a un'opera di questo spessore (ubi maior minor cessat) limitiamo a queste poche righe le note sul Cuccu e invitiamo gli amici cartagiocofili a consultare il volume citato per sapere veramente tutto su questo curioso gioco. 

Se volete consultarne le regole, sia quelle apprese vicino a Sarnico che una variante, potete trovarle nel sito IPCS curato da John McLeod www.pagat.com, una miniera inesauribile di informazioni sui giochi di carte di tutto il mondo. 

In molte zone d'Italia si gioca a Cucco usando però un mazzo di carte regionali. In questo caso si gioca di solito il gioco dello scambio della carta con valore più basso con il giocatore successivo.