India
  

Mazzo

Varietà

Carte

Moghul Ganjifa 96

Birds 

96/120/144

Moghul di Sawantwadi 

96
Dasavatara o Dashavtar o Dashavatara Ganjifa 120/144/192/240/288/384
Dasavatara di Sawantwadi  120
Dasavatara di Nossam  120
Dasavatara di Kurnol  120
Ganjappa o Ramayana Ganjpa 144
Navagraha 108
Naqsh o Naqsha 36/40/48/84/96
Ashta Dikapala 96
Ramayana 96/120
Tippo 96
Ashtamala o Ashtamall 96
Dasa Mahavidya 120
Rasi o Rashi 144
Mazzi a semi francesi 36/52
Mazzi Chad

 

Oltre ai mazzi sopra elencati vengono dipinti anche mazzi a figure erotiche , più o meno ispirate ai famosi bassorilievi dei templi indiani o alle illustrazioni dal Kamasutra, anche dipinte su supporti non usuali come le foglie di palma  e in formato inconsueto. Di solito questi mazzi hanno semi francesi, con i cuori rovesciati all'uso indiano, e indici internazionali. I disegni non sono molto raffinati e sono spesso uguali in tutti i semi
 

Dizionario *

carte da gioco ganjifa, ganjafeh o ganjpa   carta singola chada (Mysore), patra o patrika
warak
mazzo di carte petika (Mysore) o thoka (Orissa) seme chinha, jati (casta) o rang (colore)
re badsha, mir, nrupa (sanscrito), shah o padishah figura bassa wazir (ministro o consigliere), mantri (hindi) o pradham (sanscrito)
donna  bibi o rani moghul o mughal ganjifa athrangi sara (Orissa) o changkanchan (Maharashtra)

* a causa dei molti dialetti e della trascrizione dal diverso alfabeto è possibile trovare vari nomi
   Tra parentesi le regioni o la lingua del termine citato

 

Dato il carattere artigianale della produzione e la reperibilità spesso solo locale non è chiaro quali mazzi siano ancora prodotti. Probabilmente tutti questi mazzi sono scomparsi o a forte rischio di estinzione. 

Alcune delle notizie citate le abbiamo apprese da Ganjifa - The playing cards of India di Rudolf von Leyden, un testo fondamentale per lo studio dei mazzi di questa nazione. 
 

Le carte in India furono portate quasi sicuramente dai Mongoli che potrebbero averle conosciute dai Selgiuchidi. Questi erano una popolazione di origine turca che dominò larga parte dell'Asia dall'11° secolo. 
Furono sgominati dai Mongoli, pastori nomadi di origini centro-asiatiche, che conquistarono larga parte dell'Asia con una guerra che culminò nel saccheggio di Bagdad del 1258. Un indizio di questa discendenza potrebbe essere lo stemma dei Selgiuchidi, la tigre o le tigri con un'unica testa dietro la quale splende il sole, immagine presente ancora oggi nei mazzi di tipo Moghul Ganjifa di un certo pregio. 
I Mongoli probabilmente portarono le carte da gioco in India quando occuparono questa nazione, sotto i regni di Tamerlano e Mahmud dal 1398 al 1413, o successivamente con il dominio della dinastia Moghul, stirpe che dominò queste terre fino alla metà del 18° secolo. 
Un'altra ipotesi è che le carte siano state portate in India dai turcomanni, quando questi invasero il Deccan verso la fine del 15° secolo. Però le figure nei mazzi tradizionali indiani sono solo due, mentre i Turcomanni avevano mazzi con tre figure. 

Quel che è certo è che la prima notizia documentata di carte da gioco in India risale al 1527, quando Fehir-ed-din Mohammed detto Bâbur o Baber il Moghul (mongolo) conquistò il nord della regione e registrò nei suoi diari di aver fatto dono di un mazzo di carte allo shah Hasan di Tatta, in quello che oggi è il Pakistan Sylvia Mann - All cards on the table pag. 184

In India oggi i mazzi tradizionali vengono ancora usati in zone molto limitate; il mazzo Inglese o Internazionale è l'unico mazzo che tutti conoscono, portato dagli inglesi di cui l'India fu una colonia per quasi un secolo. 

Le carte da gioco tradizionali indiane sono generalmente rotonde, ma si conoscono anche mazzi rettangolari o quadrati. La loro produzione è ancora oggi artigianale. 
Vengono dipinte a mano su vari materiali: su strati di stracci per quelle più a buon mercato, su cartoncino coperto con diversi strati protettivi di resine o lacca quelle più artistiche e preziose.  In passato per le corti dei nobili le carte furono anche incise su avorio, madreperla, rame o argento. Spesso hanno scatole dipinte a colori vivaci, solitamente con scene di ispirazione religiosa. 

Per le carte più a buon mercato si parte da pezze di stoffa o stracci che vengono incollati tra di loro e irrigiditi con gesso, controllando che il tutto abbia uno spessore omogeneo. Sulla superficie così ottenuta viene stesa una vernice di colore marrone ottenuta dai semi di tamarindo. Il tutto viene poi trattato con ossidi di calcio e strofinato con una pietra fino ad ottenere una superficie il più possibile levigata. 
Poi, con l'aiuto di una forma campione o con un cilindro di ferro cavo, vengono ritagliate tante rondelle uguali su cui vengono messi i colori degli sfondi. Questo lavoro preparatorio viene di solito eseguito dalle donne. 

Per ultimo l'artigiano (chitari o chitrakar. pittore) The playing cards of India - von Leyden pag 3 esegue i disegni delle figure, mentre gli apprendisti, di solito i figli dell'artista, disegnano le carte numerali. Per facilitare il disegno delle figure spesso l'artigiano usa un modello (charba) di cui ha "punteggiato" con uno spillo il disegno: questo permette di avere una sagoma di base da colorare The playing cards of India - von Leyden pag 4
La fattura artigianale rende le carte delicate e poco resistenti allo sfregamento che è notevole, visto che in India si gioca quasi sempre per terra. Per rendere le carte meno soggette all'usura come superficie di gioco si stende di solito un lenzuolo o un pezzo di stoffa The playing cards of India - von Leyden pag 37

In alcuni mazzi sono inserite carte con disegnati fiori che hanno un numero di petali che va da 8 a 12. 
Rifacendoci a carte extra inserite in altri mazzi standard, come le Bergamasche in Italia, possiamo ipotizzare che servano per tenere il conteggio dei punti o delle partite vinte. 

Il primo tentativo di stampare carte a semi locali sembra sia stato fatto a Poona nel 1940 circa, dalla Chitrashala Press IPCS Journal 30-4 pag. 166, ma non ebbe successo commerciale. 
I pochi giocatori rimasti fedeli alle carte tradizionali preferiscono ancora quelle dipinte a mano, anche se il prezzo di quelle a produzione industriale è notevolmente inferiore. 

I mazzi sono tradizionalmente di due qualità. 

Quelli di categoria superiore sono detti durbar o darbar kalam (stile di corte, a sinistra). Il disegno dei semi è dettagliato e le figure, spesso montate su veicoli o animali, sono accompagnate da altre persone.

I bazaar kalam (stile popolare, da mercato, a destra) sono di qualità inferiore. Hanno disegni più rozzi, ridotti ai tratti essenziali sino a tralasciare alcuni degli attributi tradizionali e a rendere i semi difficilmente identificabili. Le carte con le figure hanno uno o al massimo due personaggi, spesso uguali nei vari semi. 

Quasi tutti i mazzi indiani si rifanno alla tradizione religiosa induista, sia nei semi che nei simboli raffigurati. 

Sono composti da due figure e 10 numerali per seme e hanno il colore dello sfondo che cambia da regione a regione, come possono variare anche i disegni o i semi usati. 

I mazzi usati in India possono avere 8 semi (atharangi - 8 colori), 10 (dasarangi), 12 (bararangi), 14 (chaudarangi), 16 (sholarangi) o più fino ad arrivare ad un massimo di 24 semi diversi.

Finché esistono giocatori che ne fanno uso e artigiani in grado di trasmettere ai loro apprendisti i simboli, i disegni e i colori della tradizione il mazzo utilizzato in una determinata zona rimane stabile nel tempo, sia nei colori che nelle rappresentazioni. 
Quando invece i mazzi non vengono più usati per il gioco il disegno viene snaturato: variano i colori dello sfondo, i semi perdono il loro aspetto consueto e le figure smarriscono le loro caratteristiche peculiari. 
Tanto i turisti, che sono rimasti gli unici acquirenti, non se ne accorgeranno mai. 
Rudolf von Leyden nel suo libro sulle carte da gioco in India Ganjifa - The playing cards of India 1982 pag. 4 afferma che, già alla fine degli anni '70 del secolo scorso, la produzione di carte era soprattutto destinata ai collezionisti e ai turisti, essendo ormai in via di estinzione i giocatori, tutti di età avanzata. 

Ulteriori notizie e riproduzioni di mazzi indiani li potete trovare sul sito internet di Andrea Pollett http://a_pollett.tripod.com/cards e in quello di Kishor N. Gordhandas www.mthoodcards.com
Notizie sui relativi giochi sono disponibili nel sito di John McLeod www.pagat.com.

Oggi in India vengono prodotti anche mazzi a stampa, sia con le figure del mazzo Inglese o Internazionale che di fantasia. 
Vengono anche prodotti mazzi tradizionali indiani, come il Moghul Ganjifa e il Dashavatara Ganjifa, stampati su carta, con disegni molto meno naif di quelli che si possono trovare sui mazzi tradizionali. 
Questo , ad esempio, è un mazzo con indici e semi internazionali, che porta riprodotti su ogni carta i disegni dei mazzi tradizionali indiani. È stato stampato per l'hotel Lake Palace a Udaipur, un albergo della catena Tai. 
 

Le carte da gioco in India sono dette Ganjifa, Ganjifah, Ganjappa o Ganjpa nei vari dialetti, un nome molto simile a quello con cui vengono o venivano chiamate anche in Turchia, Persia, Georgia, come menzionato nel capitolo dedicato alla Storia.  

Tra i collezionisti si è discusso IPCS Newsletter 72 - maggio 1993 su quali siano i mazzi indiani standard e quali non debbano essere ritenuti tali. La questione è complicata dal fatto che alcuni mazzi sono scomparsi da anni e poi vengono riscoperti, oppure ne nascono di nuovi usando antichi simboli, nuovi semi vengono introdotti in mazzi tradizionali e così via. Per questo motivo in questo capitolo elenchiamo tutti i mazzi di cui siamo a conoscenza, senza fare distinzioni tra mazzi standard e non.
 

Oltre ai mazzi di carte con semi tipici dell'India, vengono prodotti artigianalmente anche mazzi di carte a semi francesi, con la particolarità di avere il seme di cuori sempre disegnato capovolto. 
Sono prodotte dal 19° secolo e dipinte a mano, sia in formato rotondo che rettangolare. 

Le carte a semi francesi di Sawantwadi IPCS sheet 68 hanno caratteristici colori dello sfondo e del seme: cuori rossi con sfondo giallo, quadri gialli con sfondo verde, picche nere con sfondo rosso e fiori gialli con sfondo nero. 
Ne esistono varianti con quadri e fiori bianchi con sfondo marrone. 

Le carte non hanno indici e il disegno delle figure dipende dalla qualità del mazzo: in quelli più a buon mercato (bazaar) i fanti sono in piedi, mentre donne e re sono seduti. 

Nei mazzi di migliore qualità (durbar) il Bhritya (fante) è a cavallo, con in mano una freccia, la Rajapatni (donna) seduta con davanti una schiava e il Raja (re) ha davanti a sé un uomo con spada. 

Sawantwadi Lacquerwares (fabbrica di articoli in lacca di Sawantwadi)

 

L'avvento dei mazzi occidentali ha evidentemente influito sull'opera degli artigiani che dipingono queste carte. 

Questo mazzo è disegnato su legno di sandalo, con lo sfondo non dipinto, il joker e l'insolito, per la tradizione indiana, formato rettangolare. 

Nei mazzi meno recenti e più lussuosi le figure sono più elaborate, i re a bordo di carrozze, le donne su portantine e i fanti a cavallo con servitori o soldati a piedi che li seguono.  In questi mazzi l'asso è detto Mudra. 

Sawantwadi Lacquerwares (fabbrica di articoli in lacca di Sawantwadi) 1982

  


Moghul o Mughal Ganjifa (carte da gioco mongole) da 96 carte divise in 8 semi, sono le carte da gioco più antiche e più diffuse.
È probabile che questo mazzo sia di origine persiana, portato in India dai conquistatori mongoli da cui queste carte hanno preso il nome. La prima descrizione pervenutaci risale al 1560. 
Come già accennato nei cenni iniziali dedicati alla storia delle carte da gioco in questa nazione, lo stemma dei Selgiuchidi è riprodotto nel Mir del seme di soli o monete d'oro (è la tigre o le tigri con il sole alle spalle, presente solo nei mazzi di buona qualità), verosimilmente a testimoniare l'antico legame delle carte con quella dinastia di origine turca. 

Queste carte vengono prodotte e usate in diverse regioni (Gujarat, Orissa, Maharashtra e Deccan) e i nomi dei semi variano a seconda del dialetto della zona. 
Nei mazzi di questo tipo dipinti in Orissa il nome degli schiavi (ghulam) è stato confuso con quello delle rose (ghulab) e nel seme la figura degli schiavi è diventata un fiore rosso. 

 

Le due figure sono i Mir, Raja o Shah, spesso seduti sul trono, e i Wazir, Vazir o Pradhan, in diverse regioni dipinti a cavallo. 
In questo mazzo, di tipo durbar probabilmente dipinto nell'Andhra Pradesh, vediamo i semi di schiavi , di soli, corone, documenti e spade e di merci, arpe e lune con il retro delle carte
Il coperchio e i quattro lati della scatola sono tutti decorati. 

Il mazzo di tipo bazar tipico dell'Orissa presenta disegni più rozzi, con meno particolari. Anche per questo motivo i semi sono meno riconoscibili. 

Alcune figure hanno disegni tradizionali: il Mir di soli raffigura un sole sorgente dietro una o più tigri, sempre raffigurate con un'unica testa, ripreso come già detto dallo stemma dei Selgiuchidi. 

Il Wazir di schiavi è su un carro trainato da un bue 
e il Mir dello stesso seme su un elefante. 

Il Wazir di solito ha vicino una tigre, in alcuni mazzi 
la cavalca, e quello di arpe è su un cammello. 

 
In internet il sito di Kishor N. Gordhandas www.mthoodcards.com, ha le illustrazioni di alcune carte, le istruzioni per il gioco Ganjifa e alcune interessanti note su questo mazzo. 

Una variante recente del Moghul Ganjifa è chiamata Birds, sempre con dieci numerali e due figure, quella alta su un cavallo e la bassa su un carro. 
Le figure sono tutte rappresentazioni di divinità induiste. 
In alcuni semi hanno quattro braccia e tre teste (Brahma, il creatore), cavalcano un pavone (Karttikeya o Skanda, il dio della guerra) o hanno un tridente in mano (Shiva). 

Questo mazzo ha otto o dieci semi da dodici carte ognuno. I semi sono vari tipi di uccelli, da cui il nome del mazzo. 

Altri tipi hanno come semi animali e 8, 10 o anche 12 semi, per un totale che può raggiungere le 144 carte George Beal - Playing cards and their story pag. 90

     

Moghul di Sawantwadi IPCS sheet 67, da 96 carte divise in 8 semi è prodotto in questa città dello stato di Maharashtra. 
Sawantwadi è ancora oggi famosa per i suoi artigiani, i chitrakar, che dipingono carte da gioco e pitture a carattere religioso e le lucidano coprendole con lacca. 

Le due figure sono dette Mir, la superiore, e Wazir, quella di rango inferiore. 

Pur avendo molte caratteristiche comuni al Moghul Ganjifah, se ne differenzia per alcune peculiarità, che ne fanno uno standard a parte. 
I Mir sono seduti in trono, salvo quello di schiavi che è su un elefante e quello di soli o monete d'oro raffigura appunto un sole che splende dietro a una o due tigri, ricordo dei Selgiuchidi. I Wazir sono a cavallo, salvo quello di schiavi che è su un bue e quello di arpe su un cammello. Le figure di questo ultimo seme sono femminili. 

Nei mazzi moderni spesso il Mir di lune è su un carro e il Wazir di soli cavalca una tigre. 

  

Dashavtar, Dasavatara o Dashavatara Ganjifa (carte da gioco delle incarnazioni) è un mazzo generalmente con dieci semi per un totale di 120 carte. 
Questo mazzo celebra le incarnazioni di Vishnu: quelle celebrate nei vari templi sono numerosissime, ma sono 10 le più conosciute, quelle riprodotte nella versione più comune di questi mazzi. 

In altre regioni, specialmente in Orissa, si dipingono B. C. Mohanty - Patachitras of Orissa - Ahmedabad 1980 pag. 11 mazzi a dodici, sedici, venti e ventiquattro semi come questo   . 

Il primato sembra spettare a un esemplare da 384 carte, diviso in 32 semi di cui 21 con le incarnazioni di Vishnu, 8 con gli Ashta Dikapala, i guardiani divini della terra, e 3 semi con altri personaggi della mitologia induista. Questo mazzo è conservato presso il Deutsches Spielkarten-Museum e fu dipinto a Mewar, nel Rajasthan, a cavallo tra il 18° e il 19° secolo. 

Il mazzo riprodotto a sinistra è stato acquistato a Madras mentre a destra c'è una riproduzione di un antico mazzo dipinto nel Madhya Pradesh. 

Riproduzione mazzo del Madhya Pradesh - Grafica Gutenberg 1982
     

L'aumento delle carte serve per accrescere la complessità del gioco e per avere la possibilità di raffigurare più divinità o differenti incarnazioni delle stesse. 
Si hanno però notizie certe dell'uso per il gioco solo per i mazzi fino a 20 semi. 

Oggi solo nella regione di Orissa il mazzo è ancora utilizzato per il gioco Ganjifa, o meglio Ganjapa come si chiama nel dialetto di quella regione. 

Le due figure sono il Mir o Avatar, la carta più alta in valore con la rappresentazione dell'incarnazione, e il Pradhan o Mantri la figura con valore inferiore. 

Un articolo molto interessante, con numerosi illustrazioni, sul mazzo del Dasavatara di Orissa è stato scritto da Jeffery Hopewell. Da questo articolo abbiamo appreso numerose notizie qui riportate, dopo aver chiesto il permesso all'autore che ringraziamo. 
Per chi volesse saperne di più sull'argomento c'è un articolo nel sito dell'IPCS IPCS Journal 31-2 pag. 69 mentre in internet è disponibile un articolo nel sito dell'associazione dei collezionisti inglesi www.wopc.co.uk.

 
Fabbricante Shrikrishna Mudranalay di Sawantwadi - Maharashtra

Dasavatara di Sawantwadi IPCS sheet 66, tipico di questa città dello stato di Maharashtra. 
Le due figure sono dette Raja, la superiore, e Mantri, quella di rango inferiore.  

Le scatole prodotte in questa città di solito hanno i disegni su sfondo rosso e sono laccate come le carte. 

Le carte rotonde, nei mazzi di diametro maggiore, hanno spesso una piccola figura, detta darchitri, nel centro dei numerali. 

Il mazzo illustrato, di forma quadrata a differenza del solito, mostra a sinistra spade, conchiglie, anelli (che in questo mazzo sembrano fiori), archi e frecce e asce. 

A destra brocche per l'acqua, leoni, cinghiali, tartarughe e pesci e i lati decorati della scatola. 

Fabbricante Shrikrishna Mudranalay di Sawantwadi - Maharashtra

  
Dasavatara di Nossam IPCS sheet 69 prodotto in questa città vicina a Cuddapah nel sud dello stato di Andhra Pradesh, famosa per i dipinti, la lavorazione delle pelli e i lavori in lacca. 
Le due figure sono dette Raju, la superiore, e Mantri, quella di rango inferiore. 

Nelle carte di Nossam spesso i numerali hanno un indice, in numeri arabi o indiani, e i Mantri una decorazione che sembra una felce. Lo sfondo è completamente coperto da piccolissime croci o stelle. 
Le figure hanno scritto il loro nome e quello del seme in alfabeto Telugu. I Raju sono sotto un baldacchino con due inservienti, mentre i Mantri hanno un solo schiavo. 

 

Dasavatara di Kurnol  IPCS sheet 82 prodotto in questa città nel Deccan, una vasta regione montuosa dell'India meridionale. 

Le due figure sono dette Raja, la superiore, e Pradham, quella di rango inferiore. I Raja siedono su troni (asanas) con due servi ai lati, di cui uno con un grande ventaglio. 

  

Ganjappa o Ramayana Ganjpa da 144 carte a dodici semi, noto principalmente nella provincia di Orissa, basato sui personaggi del Ramayana, uno dei due poemi epici indiani. 
In questo mazzo il colore dello sfondo è essenziale per dare un ordine ai semi, poiché i disegni cambiano moltissimo nei mazzi dei vari chitrakar, variando dalle figure delle divinità e dei demoni ricordati nel poema fino a raffigurare semplicemente le loro armi. 
Gli alleati di Rama sono illustrati nei primi sei semi e i colori dello sfondo sono nell'ordine rosso Rama, giallo Lakshmana, marrone Sugriva, bianco gli orsi, blu scuro Hanuman la scimmia che fu re di Ceylon, e verde Bibhishana
Gli amici del malvagio Ravana nei successivi sei semi e con i colori rosso scuro Ravana il demone dalle cento teste, marrone chiaro l'aiutante di Ravana, nero Indrajit, rosso robbia, blu chiaro e giallo chiaro altri aiutanti di Ravana
Ogni seme ha due figure (Mir e Wazir) e dieci numerali. Il corpo del Mir di Rama è dipinto di blu, quello di Lakshmana in giallo chiaro e in nero quello di Bibhishana Sylvia Mann - All cards on the table n. 238 - 19° secolo.


Navagraha (nove pianeti) da 108 carte divise in 9 semi. Ideato nel 1911 da Shankar Sakharam Hendre, è stato riprodotto da diversi artigiani e sembra usato ancora oggi per giocare. 
Questi nove astri sono ritenuti in India divinità benefiche, dispensatrici di beni agli uomini. Hendre pensava di produrre e vendere questo mazzo per poter costruire un tempio in onore dei nove astri. Il progetto non riuscì, non furono venduti i mazzi preventivati e il tempio non venne edificato. 

Navagragh (108 carte)

Un mazzo acquistato a Madras è completamente diverso da quelli visibili in internet nei siti di Kishor N. Gordhandas  www.mthoodcards.com e di Andrea Pollett.

Nella riproduzione si vedono a sinistra i semi di pugnali, archi, vasi per acqua, bastone con due punte, e spada con fodero e a destra bastone da passeggio, fiore di loto e due diversi tipi di scettri. 
Delle due figure quella bassa, diversa per ogni seme, è montata su un animale o carro e ha disegnato un solo seme. Quella alta, con due raffigurazioni del seme, è sempre uguale. Probabilmente è Shiva con il cobra Nandi sulla testa, il tridente con cui viene spesso raffigurato e in braccio la sua donna Parvati-Kali

Questo mazzo non è da confondere con il quasi omonimo Nava Graha Chad, uno dei mazzi Chad  che ha il doppio delle carte. 

È consultabile in internet il sito di Kishor N. Gordhandas www.mthoodcards.com, con notizie sul mazzo del Navagraha e alcune illustrazioni di carte.

Navagragh (108 carte)

   
Naqsh o Naqsha da 40 o 48 carte, popolare nel Rajasthan. In passato erano usati mazzi che andavano da 36 a 96 carte IPCS Journal VIII-2 pag. 29. Il mazzo è conosciuto dal 18° secolo, ma l'omonimo gioco era già noto due secoli prima. 
Comprende quattro serie identiche di carte con dieci numerali, un uomo su un cavallo al galoppo chiamato Ghodi o Bibi (come la regina del mazzo As Nas in Persia) e un re, detto Saheb o Mir, con dipinte due figure su un elefante. 
I numerali sono il dieci (fiori (phuli) bianchi), il nove (fiori rossi), l'otto (fiori di loto), il sette (dawal spade), il sei (il disegno assomiglia alle pergamene del Moghul Ganjifa), il cinque (fiori rossi con il picciolo), il quattro (shanka conchiglie), il tre (fiori di loto con picciolo), il due (pahlwan lottatori, assomigliano agli schiavi del Moghul Ganjifa) e l'uno (pori donna sotto un albero o re in abiti femminili). 
Nei secoli passati il Naqsh, un gioco d'azzardo simile al vingt-et-un e al giapponese Kabu, si giocava anche con mazzi portoghesi da 40 e 48 carte IPCS Journal VIII-2 pag. 29 e XXV-3 pag. 117. Oggi si gioca anche con il mazzo Moghul Ganjifa scartando alcuni semi o con un mazzo mazzo Inglese o Internazionale, dopo aver scartato i fanti per avere solo due figure. 
Nel gioco il seme non conta; è importante solo il valore della carta. Per questo esistono anche mazzi in cui lo stesso seme è ripetuto più volte. 
La protettrice dei giocatori di Naqsh è Lakshmi, la dea della buona fortuna, che viene spesso invocata prima o durante le partite. 

 

Ashta Dikapala da 96 carte divise in 8 semi, con le due figure in cui la divinità è raffigurata sulla sua cavalcatura. Sul Pradhan è rappresentato il solo Dikapala mentre sul Raja la divinità è raffigurata con la moglie. 
I Dikapala sono i protettori delle regioni o settori in cui è diviso il mondo e sono detti anche Lokapala (protettori del mondo). Sono gli otto guardiani divini della terra e corrispondono ai punti cardinali. 
Sugli assi e sui numerali di questo mazzo sono raffigurate le cavalcature di queste divinità, tenute in grande considerazione nella mitologia indù. 
Kishor N. Gordhandas ha reso disponibile nel suo sito www.mthoodcards.com quanto già pubblicato in uno stimolante articolo comparso sul bollettino dell'IPCS IPCS Journal XX-4
Vi si possono trovare interessanti notizie sul mazzo dell'Ashta Dikapala e le illustrazioni  di asso, Pradhan e Raja di tutti i semi. 

 

I mazzi seguenti sono ritenuti non standard, ma la discussione su quali mazzi indiani siano ritenuti standard o meno è aperta da anni e mai conclusa IPCS Newsletter 72 - maggio 1993

Ramayana (dal nome di un romanzo epico) da 96 o 120 carte divise in 8 o 10 semi. 
Essendo il mazzo in nostro possesso di tipo economico i disegni mancano di particolari, per cui non ci sono abbastanza elementi per stabilire chi siano le divinità raffigurate. 
I disegni delle figure sono uguali nei vari semi, mentre sono differenti i disegni sugli assi e sui numerali. 

Alcune carte, di solito assi o due, 
portano scritte in alfabeto locale. 
Nella figura bassa ci sono sette persone 
raggruppate a formare la sagoma di 
un elefante. 
Secondo alcuni testi questa 
sarebbe la raffigurazione di un funerale; 
il morto è l'ottava sagoma, sdraiata sul 
dorso del pachiderma. 
Seduta sopra tutti è una divinità. 
La carta con il valore più alto presenta 
due figure centrali, credo una divinità 
con la sua donna, sedute a gambe incrociate. 
La figura maschile ha il corpo dipinto 
di verde, salvo in un seme in cui l'ha
dipinto di nero. 
Sette figure umane fanno 
da cornice alla coppia.

Questo mazzo, malgrado il nome simile, non ha alcuna relazione con il Ramayana Ganjpa

  

Tippo da 96 carte divise in 8 semi. 

La figura alta è seduta a gambe incrociate sotto un baldacchino e quella bassa montata su elefante. 

Le figure non hanno disegnato il seme: solo il colore dello sfondo permette di collegarle ai relativi numerali. 

     
 

 

 

Ashtamala o Ashtamall (le 8 eroiche imprese del fanciullo Krishna) da 96 carte divise in 8 semi. 

La figura alta ha disegnate due persone che si volgono le spalle, una con il corpo bianco e l'altra blu. 
Ognuna ha disegnato il seme davanti a sé e suona, o tiene in mano, un piffero. 

La figura bassa, con il corpo blu salvo che in un seme, sembra lottare con un animale o un altro personaggio. 
In un seme è una donna che allatta un bimbo con il corpo blu. 

     
 

  

 

Dasa Mahavidya da 120 carte divise in 10 semi, nei mazzi moderni con indici occidentali A, 2 ÷ 10, Q e K. 

Ogni seme ha le carte con lo stesso disegno; solo gli indici le differenziano. 

Le figure, probabilmente personaggi mitologici, hanno in mano il seme, che è anche riprodotto sullo sfondo. 
In sette semi la figura ha quattro braccia; in un seme la donna raffigurata tiene in mano la propria testa mozzata e in un altro il personaggio è a cavallo di un uccello. 

Il disegno del mazzo risale alla fine del 19° secolo, ma nonostante sia stato riprodotto fino ad oggi non è considerato standard a causa delle troppe varianti introdotte dai diversi artigiani che lo producono. 

     
 

 

 

Rasi o Rashi da 144 carte divise in 12 semi che rappresentano le figure dello zodiaco indiano, con simboli molto simili a quelli occidentali. 

Delle due figure quella alta (a sinistra) è raffigurata con due spade in mano e il seme dipinto due volte. 
Quella bassa (a destra) rappresenta Vishnu e sua moglie Lakshmi con Shesha, il drago dalle mille teste. 
Questa carta non ha il seme, che si evince solo dal colore dello sfondo. 
Vishnu
è dipinto con quattro braccia, il serpente che lo circonda e lo sovrasta e Lakshmi seduta davanti a lui. 

Poiché il mazzo riprodotto è di tipo bazaar, cioè di qualità bassa, il serpente è raffigurato con una testa sola.

 

I mazzi Chad furono ideati da Krishnaraj III Wodejar, sovrano di Mysore nel sud dell'India, che visse dal 1794 al 1868. 
A causa della sua inefficienza nel 1831 fu deposto dal suo incarico con l'obbligo di rimanere confinato nel palazzo reale, lo Jag Mohan. Ideò nuovi mazzi di carte da gioco con caratteristiche veramente insolite rispetto ai mazzi tradizionali indiani. 
Alcuni di questi mazzi servivano per la divinazione del futuro; in questo modo l'ex sovrano tentava di prevedere se avrebbe potuto riavere il suo regno. 
Sotto la sua guida fu scritto un libro, intitolato Shritattwanidhi (il nobile tesoro della filosofia), con un capitolo, Kautuk Nidhi (il libro degli sport e dei passatempi), che parla di 13 di questi mazzi. 
Come gli altri mazzi indiani anche queste carte hanno raffigurazioni prese dalla mitologia indu. L'alto numero delle figure le differenzia decisamente dalle carte tradizionali indiane che ne hanno solo due. 
Queste carte furono inizialmente create per l'utilizzo all'interno del palazzo di Krishnaraj III. Successivamente alcuni di questi mazzi furono copiati da artigiani locali e usati per il gioco Sylvia Mann - All cards on the table pag. 187 e segg. .